De Sisti ripercorre la sua storia con la Fiorentina: lo Scudetto del '69, il rimpianto dell'81-'82 e il legame con Firenze.

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Giancarlo De Sisti è uno dei grandi protagonisti della storia della Fiorentina. Capitano dello Scudetto del 1969, nove stagioni in maglia viola e successivamente anche allenatore della squadra, De Sisti ha ripercorso la sua esperienza a Firenze in una lunga intervista a "Un secolo Viola", il Podcast settimanale della società gigliata che mira a ripercorrere i 100 anni di storia viola.

Come ci si sente a far parte del secolo viola?

È emozionante. D'altra parte sono arrivato a Firenze che ero poco più di un ragazzotto e le prime testimonianze che mi ha dato la Fiorentina sono state spettacolari. Quando sono arrivato a Firenze mancava la banda ad accogliermi: c'erano tutti, è stato uno spettacolo che non dimentico mai.
DE SISTI

Che ricordo ha dei suoi primi anni a Firenze?

Il primo gol che ho fatto facevo ancora il servizio militare. Dopo la partita a Bergamo, Baglini mi portò in giro per tutta Milano. Mi disse: "Dove devo andare?". Io gli risposi che il giorno dopo dovevo andare in caserma. E lui mi disse: "Se puoi venire con me, devo presentarti ai miei colleghi industriali". Abbiamo fatto il giro di tre o quattro grandi ristoranti dove c'erano i suoi amici. Mi presentava come se fossi un nuovo tipo di macchina o un orologio che non aveva visto mai nessuno. La gioia del mio passaggio a Firenze la avvertivo proprio nel sangue dei fiorentini.

Poi arrivò lo Scudetto del 1969. Che ricordo conserva di quella squadra?

Lo Scudetto è una cosa magica, una cosa magica perché tanto desiderata quanto impensabile. Con Merlo facemmo un giro con la Ferrari di un dirigente della Fiorentina durante il ritiro estivo. Eravamo tutti e due ammaliati da quel motore e abbiamo detto: "Ma se vinciamo lo Scudetto ce la regala?". Lui rispose: "Come se fosse vostra". Non ce l'ha regalata, però è stata una grande gioia.

Quanto fu importante il lavoro di Pesaola?

Chiappella aveva fatto un grande lavoro. L'ultimo tassello l'ha compiuto Pesaola, proprio convincendoci che le nostre capacità non erano inferiori a quelle di nessun'altra, neanche delle squadre più blasonate. Piano piano, andando avanti, ci siamo convinti che ce la potevamo fare.

Quella Fiorentina era la squadra più forte?

Non eravamo la squadra più forte, ma siamo stati la migliore. Quello sì.

E vincere lo Scudetto a Torino contro la Juventus ebbe un sapore particolare?

Sì. Il 2-0 a Torino è stata una passeggiata di salute. Abbiamo giocato bene e mi ricordo che era una specie di trionfo al ritorno da Torino. Eravamo tutti impazziti.

Se dovesse scegliere il compagno più forte di quella squadra?

È difficile dirlo, perché chi fa i gol è forte, chi gioca a centrocampo e domina è forte, chi è in porta è forte. È stato tutto un corollario. Merlo era bravo, Chiarugi era bravo, Amarildo era fantastico, i difensori erano forti. Superchi, poi, si è dimostrato fortissimo. Sarei ingeneroso se facessi un solo nome.

Lei ha avuto una carriera straordinaria anche in Nazionale. Che tipo di giocatore era De Sisti?

Sotto l'aspetto atletico, tecnico e sotto tanti aspetti potrei anche dire: chissà. Ma sotto l'aspetto dell'intelligenza di gioco, stavano tutti qua dentro. Lì mi mangiavo tutti, se detto senza fanatismo. Gli altri erano secondari per me. Avevo un buon rapporto col pallone, mi bastava un colpo di testa e mi mangiavo tutti, ma mi mangiavo davvero.

Un giocatore moderno come Busquets o Rodri può ricordarle il suo modo di interpretare il ruolo?

Adesso non mi accosto a nessuno, perché sennò sembra uno che va a vantarsi in televisione. Però informatevi bene sotto questo aspetto, chiedete agli storici.

Lei è arrivato a Firenze da bambino. Quanto è stata importante la Fiorentina nella sua crescita?

Sono arrivato che ero poco più di un bambino, cercavo di giocare meglio che potevo e stavo cercando di farmi largo. La Fiorentina mi ha dato tre o quattro testimonianze fin da subito che quello era il posto dove sarei cresciuto. Con la Fiorentina sono cresciuto perché la Fiorentina mi ha dato la possibilità di crescere. Sono diventato calciatore e uomo a Firenze.

Poi è tornato a Firenze da allenatore. Il campionato 1981-82 è ancora oggi una ferita aperta?

Come no. Io credo che ci sia da parlare di quell'evento che fu negativo. Io condivido il rispetto per la gente, soprattutto per chi è come un direttore di gara messo davanti al giudizio popolare, generale, del mondo intero. Ma tu mi devi trattare con rispetto. Io ti tratto con educazione e riguardo, tu mi devi dare lo stesso rispetto che io do a te. Sennò non ci stiamo più. Noi ci siamo sentiti defraudati.

Quanto avrebbe meritato quella Fiorentina di giocarsi lo spareggio?

Io credo che uno spareggio avrebbe reso onore e dato silenzio a tutti quelli che sono rimasti dispiaciuti e defraudati. Da qui ci sono anch'io.

È quello il più grande rimpianto della sua carriera a Firenze?

Penso di sì, tutto sommato penso di sì. Tutto quello che ci siamo preposti, non lo Scudetto fino alla vittoria, ma quello che abbiamo realizzato e meritato settimana dopo settimana... Non c'era un'insoddisfazione maggiore di quella. Siamo rimasti malissimo. Io sono rimasto deluso proprio. Peggio di così non si poteva perdere questo Scudetto.

Se invece dovesse scegliere la più grande gioia vissuta con la maglia viola?

Lo Scudetto. Perché era qualcosa di inaspettato, era qualcosa che strada facendo abbiamo fortemente voluto ed è stato meritato. Vedere la nostra gioia, la gioia dei nostri tifosi, vedere il popolo di Firenze entusiasta di quelli che gli avevano regalato questa gioia... È una soddisfazione che non ha uguali.

Che cosa rappresenta Firenze per lei?

Io sono nato a Roma e sento forti le radici romane, però Firenze mi ha dato troppo. Mi ha dato tanto. Firenze mi ha fatto diventare uomo e ci sono stati troppi segnali da quando sono arrivato nel '65 fino a quando sono andato via.

E anche quando è tornato da allenatore ha sentito vicino il pubblico?

Sì. Anche da allenatore stavo cercando di fare un colpaccio e non ci sono riuscito. Però ci sono stati dei momenti in cui ho faticato come allenatore e ho sentito vicino anche allora il pubblico di Firenze. Anche lì mi ha aiutato. Se perdi in casa, pareggi fuori casa e perdi di nuovo in casa dovresti andare a cogliere le patate, invece mi hanno sopportato,

Che messaggio vuole lasciare ai tifosi viola per il centenario?

Tanti auguri Fiorentina. È stata per noi un'utopia vincere lo Scudetto, ma è una soddisfazione che auguro di poter ripetere nel più breve tempo possibile. Guardate quello che potete fare. Bocca al lupo.

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