I ricordi e gli auguri di Orlando Mazzoni, figlio di Mario, per la rubrica di Violanews dedicata al Centenario della Fiorentina
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Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa quarantatreesima puntata la nostra redazione ha contattato Orlando Mazzoni, figlio di Mario.
Mario Mazzoni (Firenze, 29.03.1931-Firenze, 17.05.2019), da giocatore negli Allievi della Fiorentina soprannominato “il cucciolo”. Dal 1965-66 al 1969-70 allenatore della squadra Primavera. Nel 1967-68 allenatore della De Martino con la finale del campionato contro la Spal finita 1-1 ma persa con la monetina. Nel 1968-69 collaboratore di Pesaola. Dal 1970-71 allenatore in seconda di Pugliese e in quella stagione fa l’esordio come primo allenatore in Coppa Italia. Poi è il secondo di Liedholm, Radice, Rocco. Quando Rocco abbandona alla fine del campionato 1974-75, Mario guida la squadra nel girone finale di Coppa Italia compresa la Finale con il Milan, vincendola da allenatore ufficiale. Rimane come vice di Mazzone fino al 1977-78, quando in seguito all’esonero del tecnico romano viene richiamato come primo allenatore per la terza volta, ma dopo cinque partite lascia la squadra a Chiappella. Nel 1990 con Cecchi Gori e Roggi
direttore sportivo, Mario Mazzoni viene richiamato in società con l’incarico di responsabile tecnico del settore giovanile, fino al fallimento nel 2002.
Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?“Ricorda quella dello scorso campionato anche se con alcune differenze. Di negativo c’è che quest’anno non ci sono tre squadre nettamente inferiori a noi come lo erano Pisa, Verona e Cremonese. Di positivo è che la qualità della rosa è più elevata e che qualche giocatore, avendola già vissuta, non vorrà rivivere la stessa situazione. Mio padre ne avrebbe sofferto molto, per l’arrendevolezza e la mancanza di consapevolezza della squadra”.
Il ricordo più bello?“Sicuramente è la vittoria della Coppa Italia nel 1975. Mio padre non mi ha raccontato aneddoti particolari, ma quello fu un mese vissuto a grande intensità. La Fiorentina non era favorita, ma c’era la possibilità di lasciare il segno a Firenze e per lui, fiorentino e tifoso, poter essere protagonista di un successo era l’aspirazione maggiore. Una cosa particolarmente bella è che gestì bene la partita anche dal punto di vista dei cambi. Si infortunò Beatrice, così nell’intervallo mise Lelj, ma anche lui si fece subito male. Allora inserì Rosi, che fece il gol della vittoria e, non avendo più terzini, spostò Mimmo Caso, sfruttandone l’intelligenza tattica, su Gorin”.
L’augurio per il centenario?“Che sia vissuto un po’ meglio a livello di risultati, perché andare allo stadio e uscire senza avere vinto né giocato bene, è triste. Se questo campionato si passa un po’ più serenamente, ne sarei felice”.
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