VIOLA NEWS esclusive L’ennesimo anno zero. Gruppo da riunire, ma quale progetto e quali ambizioni? I tre nodi

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L’ennesimo anno zero. Gruppo da riunire, ma quale progetto e quali ambizioni? I tre nodi

Niccolò Ghinassi
Niccolò Ghinassi Redattore 

L'estate 2026 si presenta come la più importante degli ultimi anni per la Fiorentina. E forse anche la più difficile. La rosa va quasi interamente ripensata. Molti degli acquisti dell'estate scorsa — costosi, spesso inadeguati — dovranno essere ceduti o rivalutati. Senza contare i giocatori che rientreranno dai prestiti. Il bilancio sarà inevitabilmente condizionato dai costi di una stagione fallimentare: ingaggi da smaltire, riscatti onerosi, valori di mercato crollati per giocatori che hanno vissuto mesi di crisi. Il primo nodo è la panchina. Vanoli ha salvato la squadra — e questo è un merito innegabile — ma la Fiorentina che si vuole costruire ha bisogno di un allenatore con un'idea di gioco precisa, capace di imprimere un'identità riconoscibile. In questo senso, il ds viola avrebbe individuato in Grosso il successore. Sembrava tutto fatto, ma ad ora la situazione è in standby. Di sicuro, seppur proveniente da una buona stagione con il Sassuolo, l’ex Juventus non è quel tecnico atto a scaldare i cuori dei tifosi. Vero, il suo 4-3-3 se non altro dà la possibilità di ripensare a una Fiorentina diversa, libera da automatismi, schemi e dall’immotivata ossessione per il 3-5-2. Insomma, più versatile e alterabile in base alle esigenze. Ma è vero anche che la piazza chiede da tempo un nome esperto, affidabile, un nome come poteva essere quello di Sarri ad esempio, già chiamato in causa dall’Atalanta. Il secondo nodo è il settore giovanile. Il Viola Park, infrastruttura voluta fortemente da Commisso, è una delle risorse più importanti d’Europa. La Primavera ha chiuso la stagione da vincente, meritando lo Scudetto di categoria: significa che i talenti ci sono. La domanda è se la prima squadra avrà il coraggio (e la pazienza) di dargli spazio. Il terzo nodo è lo stadio. Il Franchi è in piena ristrutturazione, con capienza ridotta ormai da tempo. Un cantiere aperto che pesa sull'atmosfera, sui ricavi e sull'immagine del club. La Fiorentina sta letteralmente ricostruendo la propria casa mentre cerca di ricostruire se stessa. J. Commisso ha recentemente messo a disposizione ulteriori 55 milioni (a patto che vengano rispettato determinate condizioni) dei 110 mancanti alla realizzazione del progetto finale. Gli altri dove e quando arriveranno? Considerando anche gli ulteriori costi che saranno necessari per concludere il restyling, questa sembra essere una problematica tutt’altro che risolta. Se c'è una cosa che non si può rimproverare ai tifosi della Fiorentina, comunque, quella è la fedeltà. Anche in una stagione da dimenticare, il Franchi, seppur ridotto nella capienza, ha continuato a riempirsi, a soffrire, a sperare. Firenze è una piazza esigente, appassionata, forse a volte feroce con chi non è all'altezza delle aspettative. Ma sa anche aspettare, quando le viene spiegato il perché. Ecco allora cosa chiede davvero la città alla nuova Fiorentina: non la garanzia di un posto in Champions, non campioni comprati a peso d'oro. Chiede un progetto credibile. Una direzione chiara. La sensazione che le scelte fatte abbiano una logica, e non siano semplicemente una risposta all'emergenza del momento. La salvezza è stata conquistata. È il minimo. Ora tocca a Paratici, alla famiglia Commisso e al nuovo allenatore rispondere alla domanda che questa stagione ha reso impossibile da ignorare: che Fiorentina volete costruire? Firenze è pronta ad ascoltare. Ma non aspetterà in eterno.

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