Addio a uno degli eroi del secondo Scudetto della FIorentina
Vanoli, adesso sciogli le briglie a questa Fiorentina: il talento al comando!
Ci ha lasciati poche ore fa il grande Bernardo Rogora, detto "Roccia", pilastro della difesa della Fiorentina dal 1965 al 1970.
Era nato a Solbiate Olona (VA) il giorno 8 novembre 1938, e quindi avrebbe compiuto 88 anni fra pochi giorni.Fu uno degli artefici del secondo scudetto conquistato dalla Viola nel Campionato 1968-1969. Bernardo iniziò a giocare nella Castellanzese, poi militò nella Pro Patria, nel Luino, e nella Gallaratese, per poi approdare finalmente - correva l'anno 1962 - al Padova, in Serie B, dove Bernardo, un difensore puro, venne sempre schierato in marcatura sull'attaccante più pericoloso della squadra avversaria. Nella città veneta Bernardo disputò tre ottime stagioni, tanto che alcune grandi squadre di Serie A (Milan, Napoli e Fiorentina) si interessarono a lui.
La spuntò la Viola, che riuscì ad assicurarsi le prestazioni di Bernardo “girando” al Padova, unitamente ad un bel pacchetto di milioni, il terzino Buzzacchera, appena acquistato dal Torino nell’ambito dell’operazione che aveva portato in granata il centravanti Alberto Orlando, fresco capo-cannoniere del Campionato 1964-1965. Ad onor del vero, l'acquisto di Bernardo non suscitò grande entusiasmo fra i tifosi gigliati, perché si trattava di un calciatore non più giovanissimo (ventisette anni), peraltro proveniente dalla Serie B, che non aveva mai giocato in Serie A, e che andava a sostituire Enzo Robotti, un'autentica bandiera della Fiorentina. Ma Bernardo non si scompose, sia grazie al suo carattere forte, sia perché trovò sulla sua strada due persone importantissime che lo spronarono: la giovane moglie, una donna molto "tosta", che lanciò a Bernardo il "guanto di sfida", invitandolo a tirare fuori gli attributi ed a dimostrare di essere un vero uomo, e l'allenatore Beppe Chiappella.
I piedi non erano vellutati, ma il suo compito non era quello di impostare il gioco e di deliziare la platea con finezze di alta scuola. Cinque anni con la maglia viola, titolare fisso ed inamovibile sia con Chiappella che con Pesaola, Bernardo disputò complessivamente centoventitre partite di Campionato, e gli venne affidata la marcatura di attaccanti temibilissimi, quali, Riva, Prati, Meroni, Altafini, Mazzola, eccetera; se la cavò sempre molto bene, dando muscoli, atleticità, e solidità, ad un reparto difensivo che nella stagione 1968-1969 fu fondamentale per la conquista dello scudetto. Difensore duro ed arcigno, ma sempre leale nella lotta, una vera e propria roccia, come il soprannome che gli venne attribuito dopo poche settimane dal suo arrivo a Firenze, e che onorò al cento per cento in ogni gara la maglia viola. Fu uno dei più efficaci francobollatori di Gigi Riva, cioè di colui che al tempo era sicuramente uno dei più forti attaccanti del mondo, il quale, per sua stessa ammissione, riconosceva in Bernardo uno dei suoi avversari più ostici. Fra tanta difesa e tanta fisicità ci furono anche tre gol, e ci piace ricordare soprattutto quello che Bernardo realizzò al portiere vicentino Pianta il 1° febbraio 1970 subito dopo che l’arbitro Vecchini aveva negato alla Fiorentina un rigore grosso come una casa per un fallo subito da De Sisti; un gol realizzato con un gran tiro da trenta metri nel quale Bernardo mise tutta la sua rabbia per l’ingiustizia patita e tutto il suo amore per la maglia viola.
Avevamo festeggiato insieme, a Firenze, il suo ottantesimo compleanno, e gli avevamo
promesso di organizzare in grande stile la festa del novantesimo... Addio grande Roccia, già ci manchi, sarai sempre nei nostri cuori, non ti dimenticheremo mai.
Un abbraccio infinito.
Roberto RomoliPresidente Associazione Storia Viola
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