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Il virus dell’ottimismo che annebbia il Viola Park

Il virus dell’ottimismo che annebbia il Viola Park - immagine 1
Ora non resta che sperare che l’ennesima partita gettata al vento nei minuti finali riesca finalmente a unire giocatori, dirigenti e allenatore sotto la stessa cupola
Giovanni Zecchi
Giovanni Zecchi Redattore 

«L’ottimismo è una disposizione psicologica che induce a considerare prevalentemente i lati migliori della realtà e ad aspettarsi sviluppi favorevoli». È questa la condizione con cui i giocatori e tutta la dirigenza viola hanno preparato le partite negli ultimi due mesi al Viola Park. Sorrisi, voglia e la consapevolezza che, prima o poi, la Fiorentina avrebbe abbandonato la zona retrocessione. Una visione che però cozza con quella di chi, alla Fiorentina, è arrivato da poco. Per non parlare dell’inferno che sta vivendo la città di Firenze. Se per i tifosi questo pessimismo è più comprensibile, fa più clamore la diversità di visioni che c'è all'interno del centro sportivo viola. 

Facciamo due esempi, partendo dalle dichiarazioni di Moise Keanal termine della sfida contro il Torino. Parole forti, accompagnate dal sorriso di chi crede di poterne uscire: «Io sono molto ottimista di potercela fare». Frasi chiare, precise, che non lasciano spazio a interpretazioni. Ma che contrastano con il pensiero del suo compagno di reparto Manor Solomon:«Non lo so, non so perché prendiamo sempre gol nel finale. Penso sia successo tante volte: Milan, Lazio… non so come spiegarlo. Giochiamo molto meglio nelle ultime partite, ma come risultati non ci siamo. Dominiamo, creiamo, ma dobbiamo uccidere sportivamente l’avversario negli ultimi minuti. È frustrante».Una visione diametralmente opposta a quella di Kean.

Non è la prima volta che succede. Anche Fabio Paratici, arrivato da meno di 24 ore al Viola Park, si è espresso così in conferenza stampa: «Bisogna essere realisti, la Fiorentina non si salverà in un mese o in due. Usciremo da questa situazione il 24 maggio». Un messaggio chiaro, quello dell’ex Juventus, che ha cercato di ribadire al gruppo in questi giorni e che continuerà a ripetere fino al termine della stagione. Consapevole che aggiungere ulteriore pressione non abbia senso, Paratici ha fatto capire a tutto l’ambiente viola che ci sarà da soffrire fino alla fine del campionato, soprattutto se i risultati saranno simili a quelli contro Napoli e Torino. La sua visione si affianca a quella di chi ha osservato la Fiorentina dall’esterno, a differenza della “tabella” del direttore generale Ferrari, che il 1° gennaio commentava la situazione con grande ottimismo. Al Viola Park sembra esserci un virus che contagia chi lo frequenta, annebbia la percezione della realtà e intrappola atleti e dirigenti in una visione felice e spensierata, dove le ansie vengono considerate solo passeggere.

Chi invece è sempre stato consapevole della situazione della Fiorentina è Paolo Vanoli.L’allenatore viola non si è mai nascosto dietro alibi o scuse di alcun genere. Anche dopo la vittoria contro il Bologna, l’ex tecnico del Torino ha predicato calma e gesso. Nessuno intende assolverlo dalle responsabilità per i tanti punti persi nei finali di gara, ma allo stesso tempo Vanoli è apparso il più lucido all’interno del Viola Park nel descrivere lo scenario che circonda la Fiorentina.

Ora non resta che sperare che l’ennesima partita gettata al vento nei minuti finali riesca finalmente a unire giocatori, dirigenti e allenatore sotto la stessa cupola. Lasciando da parte l’ottimismo, perché le notti viola stanno diventando sempre più buie.