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La bocciatura

Fortini “martellato” a vuoto: senza Dodò, tutti tranne lui

Fortini
Caso Fortini alla Fiorentina: dalla fiducia in Conference alla bocciatura di Udine. Nonostante l'assenza di Dodò, Vanoli sceglie la difesa a tre e il rientro di Rugani, non considerando il classe 2006
Alessio Vannini

La pesante sconfitta per 3-0 contro l'Udinese ha lasciato in dote alla Fiorentina non solo zero punti e una classifica che scotta, ma anche un segnale inequivocabile inviato da Paolo Vanoli a uno dei giovani più promettenti del panorama viola: Niccolò Fortini. In una serata dove l'assenza per squalifica di Dodò sembrava il tappeto rosso ideale per la conferma del classe 2006, dopo la doppia presenza nel playoff di Conference League, il tecnico ha preferito percorrere una strada radicalmente diversa, sconfessando, di fatto, le gerarchie naturali del ruolo.

La scelta di Vanoli è stata drastica: piuttosto che dare fiducia al giovane terzino destro nella consueta difesa a quattro, l’allenatore varesino ha preferito rispolverare la difesa a tre. Un ritorno al passato che non ha portato i frutti sperati e che ha visto l’esordio disastroso in viola di Daniele Rugani, gettato nella mischia dopo mesi di calvario in infermeria. Il messaggio è arrivato forte e chiaro: in un momento così delicato, Vanoli non se l’è sentita di scommettere nuovamente sull'ex Juve Stabia.

Il grande dubbio

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Non è un mistero che Fortini sia considerato uno dei profili più interessanti del panorama giovanile viola, visti anche gli interessamenti di Roma, Napoli e Bayer Leverkusen tra l'estate 2025 e l'inverno 2026, ma il fatto di essere rimasto a guardare per novanta minuti mentre la squadra affondava sotto i colpi dei friulani apre un interrogativo profondo. Se non ora, quando? L'assenza del titolare inamovibile era l'incastro perfetto per testare il ragazzo in un'occasione diversa e con più pressione rispetto alle gare di Conference, eppure Vanoli ha preferito snaturare l'assetto tattico della squadra, che nelle ultime gare aveva portato punti, pur di non inserirlo.

Per rinunciare a Fortini, il tecnico ha dovuto accelerare il rientro di Rugani, mentre con il classe 2006 sulla destra, Vanoli avrebbe potuto gestirsi Ranieri, Comuzzo e Pongracic al centro della difesa. Considerando la buona forma fisica dell'ex Juve Stabia e la totale mancanza di problemi fisici, la scelta di formazione di Udine, ha dimostrato un reale scetticismo di Vanoli nei confronti del ventenne viola. In più, nelle prossime settimane sarà da tenere in considerazione la tenuta mentale di Fortini: perché restare ai margini in una partita "scritta" per lui potrebbe minare la fiducia di un ragazzo che fino a pochi mesi fa era nel mirino di alcune delle più grandi squadre italiane.

Il paradosso e un futuro in bilico

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Il paradosso nasce dal confronto con il recentissimo passato. Solo poche settimane fa, nella vittoriosa trasferta in Polonia contro lo Jagiellonia (3-0 nell'andata dei playoff di Conference), Fortini era stato titolare in una difesa a quattro, legittimato dalle parole del suo allenatore alla vigilia della gara. In conferenza stampa, Vanoli era stato netto: "Da quando sono qui con me ha giocato tanto, lo reputo un giovane con grande prospettiva. Ad un giovane vanno concessi degli errori. È stato forse il più massacrato in allenamento da me, ma ora lo vedo più rilassato e con la testa libera per migliorare".

Quella "libertà mentale" citata dal tecnico sembra però essersi scontrata con il muro della realtà del campionato. Se Vanoli continuerà a preferire difensori centrali adattati o cambi di modulo conservativi, smentirà totalmente le parole pronunciate in quella conferenza stampa, che invece sembravano l'inizio di una rinascita di Fortini in viola.

Considerando anche la situazione contrattuale, in scadenza nel 2027, e con poche chance di rinnovo, il futuro di Fortini appare oggi più che mai un rebus. Ad oggi, il classe 2006 ha collezionato soltanto 15 presenze in Serie A, quasi sempre limitate a piccoli spezzoni, per un totale di appena 530 minuti effettivi in campo: un minutaggio troppo esiguo per un talento che ha bisogno di continuità per esplodere. Queste scarse opportunità, unite a scelte tecniche drastiche come quella di Udine, non potranno che allontanare ancora di più il rinnovo del contratto, soprattutto davanti al forte interesse di tantissime concorrenti in giro per l'Italia e non solo, pronte a scommettere su quella crescita che a Firenze, improvvisamente, sembra aver subito una brusca frenata.