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Due anni con Grosso: “Equilibrio, verticalità e quel masterpiece contro Fabregas”
Antonio Parrotto:
“Il suo pregio principale è sicuramente la gestione del gruppo. Credo che questa qualità possa diventare particolarmente importante in una piazza come Firenze, che rispetto a Sassuolo vive il calcio con una pressione e un’attenzione molto maggiori.
In questi giorni sto leggendo tanti siti e contenuti dedicati alla Fiorentina e percepisco una certa diffidenza da parte di una fetta dell’ambiente nei confronti del possibile arrivo di Grosso. Ecco, una delle sue qualità migliori è proprio quella di riuscire a proteggere il gruppo dalle pressioni esterne.
Quando ci sono critiche o momenti difficili, riesce a isolare la squadra, a creare una sorta di bolla protettiva e a mantenere tutti concentrati sul lavoro quotidiano. Questo, secondo me, è un valore molto importante.
Per quanto riguarda i difetti, scherzando direi le conferenze stampa. Chi lo seguirà quotidianamente dovrà prepararsi a dichiarazioni piuttosto lineari: spesso i concetti restano simili da una settimana all’altra e non è certamente un allenatore che ama esporsi molto mediaticamente.
Dal punto di vista della comunicazione esterna probabilmente potrebbe fare qualcosa in più, ma va detto che è una persona piuttosto riservata e questa caratteristica fa parte del suo carattere.
Più che un vero difetto tecnico, la grande incognita riguarda il contesto. A Frosinone e Sassuolo ha lavorato in realtà molto tranquille, dove ha ottenuto risultati eccellenti. Firenze rappresenta un livello completamente diverso sotto il profilo della pressione, delle aspettative e dell’attenzione mediatica. La curiosità più grande è vedere come riuscirà a misurarsi in un ambiente così esigente."
La difesa a tre è mai stata un’opzione concreta o un’idea nei suoi pensieri nei suoi due anni?
Antonio Parrotto:
"Di base, Fabio Grosso è un allenatore che predilige la difesa a quattro. Anche lo scorso anno in Serie B il sistema di riferimento è sempre stato il 4-3-3. All’inizio aveva sperimentato qualcosa di diverso, restando comunque all’interno di una struttura a quattro difensori, come il 4-3-1-2, ma in quel momento il mercato era ancora aperto e non aveva a disposizione tutti gli elementi della rosa. C’era ad esempio Laurienté che non stava bene e che aveva espresso la volontà di partire.
In quella fase iniziale stava cercando di conoscere meglio i giocatori a disposizione e di trovare la soluzione più adatta. Quando però ha avuto la rosa al completo, il 4-3-3 è diventato il suo modulo di riferimento. In alcune occasioni è passato al 4-2-3-1, soprattutto grazie all’inserimento di Volpato, che di fatto è l’unico vero trequartista della squadra.
La difesa a tre si è vista raramente, forse un paio di volte, e quasi esclusivamente nei finali di gara o in situazioni particolari, quando c’era la necessità di difendere un risultato. Non è mai stata una soluzione strutturale del suo calcio.
L’equilibrio è sempre stato uno dei principi fondamentali di Grosso. Un esempio è stato l’utilizzo di Walukiewicz come terzino destro: parliamo di un centrale adattato, ma che ha garantito grande copertura difensiva. Dall’altra parte, invece, c’erano giocatori più offensivi come Doig e, nella seconda parte di stagione, Ulisses Garcia. In alternativa a Walukiewicz c’era Coulibaly, che però non è riuscito a rendere come ci si aspettava.
La scelta di Walukiewicz è stata importante proprio per garantire equilibrio. È vero che, sulla fascia di Berardi, si è perso qualcosa in fase offensiva, perché il capitano beneficia molto della sovrapposizione del terzino. Tuttavia, la squadra ha guadagnato solidità.
In fase di costruzione può capitare che la struttura cambi: a volte si abbassa il mediano tra i centrali, altre volte si costruisce con due difensori. Ma la filosofia di base resta quella della difesa a quattro. Da questo punto di vista credo che i tifosi della Fiorentina possano stare tranquilli."
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