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Due anni con Grosso: “Equilibrio, verticalità e quel masterpiece contro Fabregas”
Antonio Parrotto:
"Inter e Juventus sono state probabilmente le due partite peggiori della stagione del Sassuolo. Detto questo, bisogna andare oltre il risultato.
Contro l’Inter, ad esempio, lo 0-5 racconta solo una parte della storia. Nel primo tempo il Sassuolo ha avuto diverse occasioni per riaprire la partita. Se fosse arrivato un gol prima dell’intervallo, probabilmente avremmo assistito a una gara diversa. Poi, a inizio ripresa, è arrivato un altro gol nerazzurro nato da un’uscita sbagliata di Muric e lì la partita è praticamente finita. Del resto parliamo di una squadra che ha dominato il campionato.
Contro la Juventus, invece, la sensazione è stata diversa. In quel momento i bianconeri erano probabilmente la squadra più in forma del campionato. Era l’inizio di gennaio e la Juventus stava attraversando un periodo straordinario. È stata forse la miglior squadra vista al Mapei Stadium durante tutta la stagione. In quel caso non c’è mai stata partita: la Juventus ha surclassato il Sassuolo.
Se però guardiamo il quadro generale, i risultati positivi contro le big sono stati numerosi. Oltre alle vittorie contro Milan, Como e Atalanta, c’è stato anche l’1-1 in casa della Juventus, un risultato importante che ha rallentato la corsa Champions dei bianconeri.
Vincere a Bergamo, poi, non è mai semplice per il Sassuolo. L’Atalanta è sempre stata una sorta di bestia nera per i neroverdi. Anche contro il Milan il Sassuolo si è sempre esaltato.

Negli anni precedenti il Sassuolo aveva spesso mostrato un andamento particolare: grandi prestazioni contro le big e difficoltà contro le squadre che lottavano per la salvezza. Con Grosso questo problema si è visto molto meno.
Le gare manifesto della sua stagione, secondo me, restano lo 0-3 dell’andata a Bergamo, il 2-1 del ritorno contro l’Atalanta ottenuto nonostante l’espulsione di Pinamonti dopo appena un quarto d’ora e soprattutto la vittoria contro il Como. Quella partita è stata un vero capolavoro tattico di Fabio Grosso contro Fabregas."
Come ti spieghi le 17 sconfitte su 38 giornate del Sassuolo nonostante i 49 punti conquistati e un campionato complessivamente molto positivo?
Antonio Parrotto:
«Me ne sono reso conto anch’io soltanto nelle ultime giornate, quando ho iniziato a guardare con attenzione classifiche e statistiche. Vedere 17 sconfitte accanto agli ottimi risultati ottenuti dal Sassuolo fa sicuramente impressione.
Parliamo di una squadra che ha perso quasi metà delle partite disputate e che comunque ha chiuso undicesima con 49 punti. È un dato piuttosto particolare.
Secondo me molto dipende da alcuni episodi. Penso ancora alla partita contro il Lecce: se Volpato segna il possibile 3-2 nel recupero, probabilmente oggi staremmo parlando di una vittoria. Invece, nell’azione successiva, il Lecce trova il gol e il Sassuolo perde. Sono quelle sliding doors che spesso determinano il giudizio finale su una stagione.
Forse è mancato qualche pareggio. Se riesci a trasformare alcune sconfitte in pareggi, l’impatto statistico cambia notevolmente e i numeri assumono un’altra dimensione.
Naturalmente anche l’allenatore può aver commesso qualche errore. Qualche cambio sbagliato o qualche scelta discutibile fa parte del percorso di ogni tecnico. Ma credo che abbiano inciso anche altri fattori.
Il Sassuolo aveva diversi giocatori alla prima vera esperienza in Serie A e una rosa molto giovane. Serve tempo per maturare determinate competenze e gestire meglio alcune situazioni.
Anche per Grosso, in fondo, questo è stato il primo vero campionato di Serie A da allenatore. Le tre partite sulla panchina del Brescia non possono essere considerate un’esperienza completa. Quest’anno si è confrontato per la prima volta con una stagione intera nel massimo campionato e, inevitabilmente, anche lui ha dovuto imparare a gestire alcune difficoltà in maniera diversa.
Per questo motivo credo che quelle 17 sconfitte siano il risultato di una combinazione di fattori: episodi sfavorevoli, inesperienza della squadra e normale percorso di crescita di un allenatore al suo primo vero anno in Serie A."
I risultati ottenuti sono più merito di Grosso o del valore della rosa? Questo Sassuolo può fare a meno di lui o la sua presenza è fondamentale?
Antonio Parrotto:
"Credo che le due cose vadano di pari passo. È difficile che una squadra ottenga grandi risultati senza un buon allenatore, così come è difficile che un allenatore faccia bene senza avere una rosa di valore a disposizione. Personalmente la vedo così: è un equilibrio tra le due componenti.
Ti dico la verità, quando ho consegnato a Fabio Grosso il mio libro “Sassuolo, la promessa mantenuta”, gli ho scritto una dedica definendolo “l’artefice principale di questa storia”, perché senza di lui tutto questo probabilmente non sarebbe stato possibile.
Il suo merito è stato enorme. È arrivato in una situazione complicata, dopo una retrocessione in Serie B, con una rosa enorme da gestire. In ritiro c’erano addirittura quaranta giocatori e si dovettero creare tre gruppi distinti per gli allenamenti. Molti elementi provenienti dalla Serie A non volevano restare in cadetteria e lui è stato bravissimo a tenere il gruppo compatto e a far remare tutti nella stessa direzione.
Anche quest’anno è ripartito quasi da zero, con tanti nuovi arrivi e numerosi giocatori stranieri. Non era affatto semplice creare immediatamente un’identità di squadra. L’arrivo di Matic ha sicuramente portato esperienza e leadership, ma Grosso è stato fondamentale nel costruire il gruppo e nel creare il giusto spirito all’interno dello spogliatoio.
Per questo motivo, se devo dare una percentuale, direi 50 e 50: metà merito dell’allenatore e metà della qualità della rosa.
Il prossimo anno il Sassuolo ripartirà con un nuovo tecnico, che sia Aquilani, Abate o qualcun altro. Chi arriverà troverà comunque una base solida."
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