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Che fine ha fatto? Wolski, il “nuovo” Iniesta che alzò un trofeo da capitano viola

Alessio Vannini

Che Wolski avesse qualcosa di speciale lo confermano anche i suoi ex compagni. Nel 2021, l'ex viola Romulo lo ha citato come uno dei suoi più grandi rimpianti: "Si allenava con noi in prima squadra. Era davvero un giocatore con un talento superiore alla media e pensavo potesse arrivare in una big: invece ha vissuto gran parte della sua carriera in Polonia". Appena dodici giorni dopo il trionfo al Bernabeu, il 28 agosto 2014, Wolski viene mandato in prestito al Bari. Inizia così la sua parabola discendente: dopo la Puglia, vola in Belgio al Mechelen e infine torna in patria al Wisla Cracovia. Ogni tappa lo allontana sempre di più dai fasti immaginati dal padre e dalla dirigenza viola. Nel luglio 2016, la Fiorentina decide di recidere definitivamente il legame, cedendolo al Lechia Danzica per una cifra intorno ai 500 mila euro. Nel 2018 la sfortuna bussa alla sua porta con la rottura del crociato, che lo costringe a tornare in Italia per operarsi a Villa Stuart. Nel 2023, la sua avventura al Wisla Plock si è interrotta bruscamente: nonostante un rinnovo fino al 2026 firmato a marzo, appena tre mesi dopo è arrivata la risoluzione consensuale del contratto.