Nell’estate del 2000 la Fiorentina, orfana di Gabriel Omar Batistuta, decide di investire su un giovane attaccante brasiliano. Leandro Câmara do Amaral nasce il 6 agosto 1977 a Presidente Prudente, distretto di San Paolo, ed è uno degli indiziati principali, insieme a Nuno Gomes, chiamati a sopperire all’enorme mancanza del super bomber argentino. Suo padre Júlio Amaral, ex punta del Palmeiras, lo indirizza fin dalla prima giovinezza verso il mondo del pallone. Leandro cresce nella Portuguesa, debutta in prima squadra a 18 anni e in cinque stagioni firma 33 gol in 79 partite tra campionato e Coppa. Nell’estate 2000 torna dalle Olimpiadi di Sydney con il suo Brasile (con il quale parteciperà anche alla Confederations Cup del 2001) e riceve la proposta della Fiorentina, la quale in attesa di Nuno Gomes vuole assicurarsi un giovane interessante come il verdeoro. Il club viola versa circa 3 miliardi di lire alla Portuguesa, con Fatih Terim che vede in lui l’erede di Edmundo. Leandro non si fa spaventare dall’eredità della maglia numero 9 di Batigol, ed il suo avvio di stagione è super. Il 28 settembre 2000 segna il suo primo gol con la maglia viola nel ritorno di Coppa UEFA contro il Tirol Innsbruck. In campionato, poi, Terim lo lancia nel finale contro la Reggina: entra al 74’ al posto di Mijatović e, al 90’, firma il gol del 2‑1. Nel turno successivo mette il suo sigillo anche nel pareggio contro il Brescia (1‑1), mentre contro il Bari serve un assist delizioso a Rui Costa e pochi giorni dopo realizza una doppietta al Perugia (anche se i viola usciranno sconfitti 4-3). Da calcio di rigore va a bersaglio anche contro il Bologna e diventa in un lampo il bomber più prolifico della squadra. 5 gol e 1 assist nei primi 5 incontri in Serie A, con la città che comincia a mormorare sottovoce: “Abbiamo trovato il nuovo Batistuta”. La favola dura però pochi mesi. Una prestazione non memorabile contro il Lecce e i primi problemi fisici fanno scivolare Leandro in panchina. Quando Terim si dimette a gennaio, poi, Roberto Mancini non scommette su di lui: l’attaccante gioca altre 7 delle ultime 11 partite di campionato senza più trovare la via del gol. In Coppa Italia (dove trova 3 gol in stagione), comunque, arriva la soddisfazione della vittoria finale contro il Parma, la quale consente al brasiliano di ottenere il primo trofeo della sua allora giovane carriera (anche se non gioca nemmeno un minuto tra finale di andata e di ritorno contro i ducali). L’estate successiva, però, il crack finanziario di Cecchi Gori obbliga la Fiorentina a sfoltire la rosa: Leandro torna in Brasile in prestito al Grêmio, mentre nel gennaio 2002 il cartellino viene ceduto definitivamente al San Paolo. Della sua breve parentesi in maglia gigliata il brasiliano in seguito dirà: "Ricordi in viola? Sono tanti, quello legato alla Coppa Italia del 2001 è il più importante, visto che è stata un'esperienza vittoriosa. È un trofeo che la Fiorentina è tornata a vincere dopo tanto tempo. Ricordo che c'era lo stadio pieno e dopo il fischio dell'arbitro scoppiò la festa. Ero contento di aver contribuito a vincere un trofeo così importante per la storia della Fiorentina. L'Italia, la Fiorentina e Firenze sono rimaste impresse dentro di me e nella vita della mia famiglia".
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