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Calcio inglese vs italiano: perché la 14esima di Premier può battere chiunque

Matteo Torniai Redattore 

Tutto questo si riflette anche sul mercato. Dal 2015 al 2026 la Premier League ha mantenuto un saldo trasferimenti strutturalmente negativo, con una media di circa -320 milioni per club. La Serie A, al contrario, si muove su cifre molto più contenute, con una media intorno ai -90 milioni e diverse stagioni chiuse in attivo.

Solo nell'ultima sessione estiva, il Liverpool ha speso 120 milioni per Isak e 140 per Wirtz, giusto per fare un esempio. Come certi club si possono permettere tutto ciò? I saldi in negativo sono permessi grazie al meccanismo dell'ammortamento, che permette di iscrivere a bilancio solo una quota annuale del costo, e all'enorme flusso di ricavi da diritti TV che garantisce una copertura finanziaria costante. Il Fair Play Finanziario non vieta il passivo assoluto, ma fissa un tetto alle perdite tollerabili: finché i club restano entro questi limiti e sfruttano le plusvalenze delle cessioni per bilanciare le rate degli acquisti, possono continuare a investire cifre record contando sulla solidità delle proprietà e su un fatturato globale superiore a qualsiasi altro campionato.

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