La risposta non è solo tecnica. Anzi, la tecnica è spesso la conseguenza finale. Alla base c’è un divario economico, strutturale e politico che si è consolidato negli ultimi quindici anni, fino a diventare oggi quasi impossibile da ignorare.
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Calcio inglese vs italiano: perché la 14esima di Premier può battere chiunque
Il primo elemento è quello delle risorse. Dal 2015 al 2026 i club di Premier League hanno prodotto ricavi complessivi nettamente superiori rispetto alla Serie A, allargando stagione dopo stagione la distanza (solo il Chelsea, 1,78 mld in questa fascia temporale). Il punto di svolta è rappresentato dai diritti televisivi: il ciclo 2022-2025 della Premier supera i 10 miliardi di euro complessivi, mentre la Serie A si ferma intorno ai 4,5. Una differenza che non resta teorica, ma si traduce direttamente sul campo. Anche una squadra di metà classifica inglese può contare su entrate tali da costruire rose profonde e sostenere investimenti importanti: basti pensare all’operazione da quasi 50 milioni per Strand Larsen nel mercato di gennaio da parte del Crystal Palace. In Italia, invece, la maggior parte dei club è costretta a muoversi in equilibrio, tra cessioni necessarie e margini ridotti.

Ma il punto non è solo “quanto” si guadagna, bensì “come”. La Premier League è diventata negli anni un prodotto globale, venduto in oltre 200 Paesi. Più della metà dei ricavi televisivi arriva dall’estero, con mercati come Stati Uniti e Asia che garantiscono contratti miliardari. Questo permette anche a club non di vertice di incassare tra i 120 e i 150 milioni l’anno solo dai diritti TV. La Serie A, al contrario, resta fortemente legata al mercato domestico, con una capacità molto più limitata di espansione internazionale.
Da qui nasce un effetto a catena. In Inghilterra, i ricavi sono distribuiti su più canali: diritti televisivi, commerciale e stadio. In Italia, invece, la componente commerciale è più debole e quella legata agli impianti è frenata da strutture spesso obsolete. Il tema degli stadi, in questo senso, è centrale. Il Tottenham Hotspur Stadium rappresenta il modello perfetto: oltre un miliardo di investimento e più di 100 milioni di ricavi annui solo da attività legate all’impianto. In Italia, impianti come lo Stadio Artemio Franchi raccontano una storia diversa: grande tradizione, ma margini economici limitati, ulteriormente ridotti oggi dai lavori di ristrutturazione.

Anche la distribuzione interna dei ricavi fa la differenza. La Premier League ha costruito un sistema relativamente equilibrato, in cui il gap tra le squadre è contenuto. Questo alza il livello medio del campionato e rende competitive anche le realtà di metà classifica. In Serie A, invece, la forbice è più ampia e il livello medio inevitabilmente si abbassa.
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