La Fiorentina deve imparare il concetto di appartenenza dalle sue leggende: il talento al servizio del gruppo dell'era del primo Prandelli un esempio da seguire
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“Tu chiamale, se vuoi, emozioni”. Roba che da queste parti non si provava da un po'. Sentimenti forti, brividi lungo la schiena, lacrime che a stento se ne stanno al loro posto. E poi sorrisi, ricordi, nostalgia. Perché no, rimpianto. C'è stato tutto questo nella splendida serata di mercoledì. Un paio d'ore abbondanti piene di Firenze e di Fiorentina. E chissà. Magari, se gli sarà capitato di buttarci un occhio, i giocatori di oggi avranno capito cosa significhi indossare questa maglia. E sia chiaro. Qua non vogliamo cadere nella retorica, in quelle frasi per cui “non ci sono più i valori di una volta”. E' vero, non ci sono, e non ci sono perché il calcio (esattamente come il mondo) è cambiato. E pazienza se vedendo sul campo Bati e Pepito, Baggio e Toni, Mutu e Pazzini, a tutti è sembrato che fosse ieri. Tutto viaggia tremendamente veloce e non ha alcun senso perdersi in paragoni con il passato.
L'identità viola
Semmai, e da questo punto di vista si può dir poco alla proprietà visti gli investimenti fatti, si può insistere sul fatto che questa è una città che pretende (almeno) di poter guardare in faccia qualsiasi avversario, senza paura. Soprattutto, è una città che vuole essere orgogliosa di se stessa e della propria squadra. Perché in fondo abbiamo sempre vinto poco, eppure ci bastava poter dire “ma noi abbiamo Batistuta” per esser felici. Ecco. Questa, è la vera lezione che la Fiorentina di oggi deve imparare: orgoglio, senso di appartenenza. Ma più che altro: identità. Questo serve, per accendere la piazza. Certo, da sola non basta. Certo, nessuno si accontenta dell'anonimato. Prima di pensare a classifiche o traguardi da raggiungere però, è quello il primo passo da fare.Qualità assoluta
Fabio Paratici lo sa e lo sapeva bene, così come sa che per costruire un palazzo alto, solido e che vada il più in alto possibile bisogna partire dalle fondamenta. Ecco allora l'avvio di ristrutturazione del club, l'ingresso di nuove figure, la divisione molto chiara dei compiti, la nettezza nelle scelte. E quindi il mercato, e se è vero che sarà soltanto il campo a dire quanto si riveleranno azzeccati gli acquisti di certo non si può dire che i giocatori (aldilà dell'età media molto bassa) arrivati non abbiano tutti (o quasi) un tratto distintivo: la qualità. Vero, si potrebbe pagare qualcosa sul piano dell'esperienza e della struttura, della solidità e magari anche della capacità di leggere i momenti diversi delle partite e della stagione. In teoria però, ci sono tutti gli elementi per diventare una squadra che faccia (ri)appassionare la gente.Grosso si ispiri a Prandelli
Tocca a Grosso costruirla, senza rinnegare la propria filosofia e prendendo la strada che ritiene più opportuna ma, allo stesso tempo, senza snaturare il DNA dei calciatori che ha a disposizione. Fatico, per esempio, a immaginare che Mastantuono e Goncalves, Atta e Oulai, Valdepenas e compagnia, possano esaltarsi in un sistema tutto lotta e sacrificio, difesa e ripartenze. Ciò non significa, e così torniamo al punto di partenza, lasciare da parte tutti quei concetti. Mi viene in mente la Fiorentina di Prandelli, forse quella che più di tutti stando agli “ultimi” anni è rimasta nel cuore della gente. Una squadra che giocava un calcio bello, per l'epoca iper moderno, veloce, “europeo”, ma che aveva comunque al suo interno un principio determinante più di ogni altro: la collaborazione. Tantissimo talento, ma sempre e comunque al servizio del gruppo. Allora si, mettendo la squadra e non se stessi in cima ad ogni cosa, che si può tenere insieme tutto questo talento senza perdere equilibrio.Col Torino senza angoscia
Ripartiamo da qua, quindi. Dalle emozioni che tutti abbiano vissuto tra sabato (partita col Frosinone a parte...) e mercoledì, senza pretendere che la Fiorentina e il calcio di oggi tornino a qualcosa che non può più essere, ma portandoci dietro le lezioni e gli spunti che sul serio possono esserci utili. Rispetto per la maglia che si indossa, coraggio, unione, pensiero comune. Mettendoci tutto questo, tutto verrà molto più facile. Già sabato, contro il Torino, in una gara che Grosso e i suoi devono affrontare senza farsi prendere da timori o angosce, ma con feroce determinazione. Il rischio, altrimenti, è infilarsi in una spirale dalla quale diventerebbe complicatissimo tirarsi fuori.© RIPRODUZIONE RISERVATA