A che tipo di Fiorentina sta pensando Fabio Grosso? Verrebbe da dire che la risposta sia più vicina alla prima mezz'ora abbondante di mercoledì sera

mandragora

VIDEO VN - Mandragora: "Vi racconto Atta e Oulai. Ndour? Ce la giochiamo"

Qual è l'idea di Grosso? Quella che si è vista nella prima mezz'ora dell'amichevole col Watford (blocco basso, palla agli altri, ripartenza con palla diretta sul centravanti) o quella decisamente diversa (aggressione in avanti, ricerca del possesso e del dominio) che la Fiorentina ha cercato di interpretare dopo aver trovato il vantaggio con Piccoli? E' questo il dilemma, con la fortissima sensazione che al momento sia complicatissimo, per non dire impossibile, trovare una risposta. Perché siamo soltanto alle prime uscite e perché, nonostante una prima parte di mercato vissuta col piede schiacciato sull'acceleratore, la squadra è ancora troppo lontana dalla sua versione definitiva.

Progetto senza titolo (52)

Niente SOS

L'abbiamo detto e lo ripetiamo: nessun allarme. Il mercato è fatto così e del resto anche da queste colonne più volte avevamo avvertito che l'aggressività e i colpi di Fabio Paratici non erano frutto di un'improvvisa “follia” della proprietà. I paletti c'erano prima e ci sono oggi e il direttore sportivo quindi, prima di lanciarsi in altre operazioni probabilmente molto onerose, è costretto a pensare anche e soprattutto alle uscite. Non si dovrà chiudere a saldo zero insomma, ma non ci si dovrà andare nemmeno troppo lontani. Calma, quindi, sangue e freddo e massima fiducia in chi ha già dimostrato di aver idee chiare, conoscenze, rapporti e capacità di muoversi in fretta e in silenzio come pochi altri.

Solo Atta cambia ritmo

Certo, quanto visto in queste primissime uscite non fa altro che confermare quanto sia forte il bisogno di attaccanti esterni. E non è solo una questione di ruolo. Parliamo di caratteristiche, di attitudini, di qualità. Ora come ora infatti, con la sola eccezione di Atta, la Fiorentina è una squadra monoritmo. Va sempre alla stessa velocità (oggi tra l'altro comprensibilmente bassa visti i carichi di lavoro) e non ha nessuno che le sappia dare sprint, imprevedibilità, cambio di passo. Un deficit grave in un calcio come quello di oggi, e in Italia in particolare, nel quale molto spesso si hanno davanti formazioni che aspettano, intasano gli spazi, pensano a distruggere più che a costruire.

Il materiale ci sarebbe

E così torniamo alla domanda da cui siamo partiti. A che tipo di Fiorentina sta pensando il mister? Guardandosi indietro, e quindi pensando al Sassuolo o alle altre squadre guidate in passato da Grosso, verrebbe da dire che la risposta sia più vicina alla prima mezz'ora abbondante di mercoledì sera che non il contrario. Eppure, presentandosi a Firenze, il mister aveva parlato di “coraggio”, “aggressività”, “mentalità offensiva”. Ecco. Senza dare alcun tipo di giudizio (sarebbe assurdo farlo ora) e senza lasciarsi andare a chissà quale (ingiustificata e ingiustificabile) preoccupazione, ci limitano a sperare che tanga fede a quelle parole. Gente come Ouali, Fagioli e Atta l'hanno in pochi, in Serie A, e sarebbe uno spreco enorme poter godere di cotanta qualità e cotanto cervello per poi consegnare pallone e possesso agli avversari.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti