Ecco perché Paratici sta immettendo in rosa anche Pellegrino senza che la Fiorentina giochi le Coppe. L'importanza di una rosa lunga
VIDEO VN - Bertoni, Antognoni e Brio scherzano sull'82: "Meglio ladri che secondi"
Pellegrino, Kean e gli ultimi 20 minuti
“Pellegrino? Allora vuol dire che vendono Kean...”. Alzi la mano chi, negli ultimi giorni, non ha fatto o ascoltato questa considerazione. La stessa, più o meno, che veniva fatta nei giorni dell'operazione Oulai. Perché la Fiorentina aveva/ha in rosa un regista come Fagioli e in pochi immaginavano che i viola potessero permettersi entrambi. E sia chiaro. Qua non si ragione di coesistenza a livello tecnico o tattico. Semplicemente, quelli che si ponevano o si pongono questi (legittimi) dubbi, nutrono o nutrivano perplessità sul fatto che questa squadra, a maggior ragione in una stagione senza Europa, abbia davvero la necessità di alzare così tanto il livello della rosa.
Ripeto. Sono punti interrogativi comprensibili. Eppure, le spiegazioni sono molteplici e nemmeno tanto complicate da capire. La prima. Dobbiamo uscire dalla logica degli undici titolari. Il calcio è cambiato, i cinque cambi a partita sono una delle rivoluzioni più impattanti degli ultimi 30 anni, e per questo se si vuol davvero essere competitivi bisogna avere sempre e comunque la possibilità di alzare il livello anche o forse soprattutto a gara in corso. Lo dicono (quasi) tutti gli allenatori, e lo confermano i dati: sempre più gare si decidono negli ultimi 20 minuti e sempre più spesso a fare la differenza sono i calciatori che entrano dalla panchina. Per questo, coppe o non coppe, è necessario avere ricambi il più possibile all'altezza dei titolari e perché no, potersi concedere il lusso di tenersi nella manica qualche asso di primissimo livello.
Kean e Fagioli
Detto questo, e giusto per tornare al punto di partenza, vale la pena prendersi un attimo per parlare proprio di Kean e Fagioli. Due “predestinati”, potenzialmente titolari della Nazionale che sarà, ma perennemente alla ricerca della definitiva consacrazione. Inutile girarci tanto attorno: per loro due quella che sta per iniziare sarà la stagione della verità. Sono in grado di fare il salto di qualità? Sta a loro rispondere, e i movimenti di Fabio Paratici mi sembrano quanto di più opportuno per suonargli una bella sveglia. Della serie: se vi date una smossa bene, altrimenti potete pure star fuori. Eccola, quindi, un'altra risposta ad operazioni come quella che porterà a Firenze un centravanti come Pellegrino o la ricerca di altri rinforzi a centrocampo nonostante siano già arrivati giocatori come Ouali o Atta.Certo, resta da capire cosa accadrà da qua alla fine del mercato. Vale per Moise, così come (o forse ancor di più) per Fagioli. In teoria infatti la Fiorentina non se ne vorrebbe privare ma dire oggi che resteranno certamente in viola sarebbe un azzardo. Si vedrà. Di certo c'è che Paratici non vuole essere “dipendente” da niente e nessuno e sta costruendo una squadra con un livello di competizione interna elevatissimo. Un'altra dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, di come il direttore sportivo abbia ben chiara la direzione che ha preso il calcio e quale sia la strada da seguire per non restare indietro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA