Beto chioccia di Pellegrino, ma non solo. Ma chi giocherà contro il Napoli di Allegri? A Vanoli la gestione della "bella scelta"

Come verrà gestita l'alternanza

Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro dell’allenatore. Perché Beto e Pellegrino non sono semplicemente due centravanti intercambiabili.

Lo stesso Vanoli ha spiegato chiaramente la differenza tra i due:

Pellegrino ha potenzialità, è un giocatore diverso da Beto. Beto gli piace di più attaccare la profondità, anche se adesso deve migliorare un pochettino la frequenza dei passi. Sono due giocatori con caratteristiche diverse: uno è più d’appoggio, di fisico, che ti fa uscire; Beto ha anche la qualità di attaccare la profondità lunga. È una bella scelta su due giocatori veramente importanti.

Pellegrino è il riferimento più adatto quando serve un attaccante capace di proteggere il pallone, fare da sponda, far salire la squadra e vivere maggiormente dentro l’area. Non è un caso che in queste prime uscite abbia trovato continuità anche sotto porta, arrivando a tre gol nelle ultime tre partite.

Beto offre invece una soluzione differente. La sua caratteristica più evidente è l’attacco della profondità, la possibilità di trasformare immediatamente una situazione di ripartenza in un’occasione pericolosa. È un giocatore strutturato fisicamente, aggressivo, capace di attaccare lo spazio alle spalle della difesa. Ma ridurlo soltanto al gioco in profondità sarebbe un errore.

Uno degli aspetti emersi dalla sua conferenza è proprio la consapevolezza di dover interpretare la partita in maniera diversa a seconda di ciò che succede in campo.

Beto ha parlato della necessità di leggere la partita, anche andando contro quella che sarebbe la sua caratteristica naturale. Se la Fiorentina dovesse trovarsi più bassa, con meno possesso e maggiormente impegnata nelle ripartenze, il guineense dovrà prima sacrificarsi nel gioco di sponda "alla Pellegrino", per poi sfruttare al massimo la propria capacità di attaccare la profondità.

Se la squadra dovesse dunque avere bisogno di risalire il campo, Beto sa di dover venire incontro, utilizzare il fisico e lavorare di sponda per permettere ai compagni di accompagnare l’azione.

È una sfumatura importante: non soltanto ciò che Beto può fare per sé stesso, ma ciò che può fare per la squadra.

Ed è proprio questa la prima richiesta ricevuta da Vanoli. L’allenatore non sembra voler costruire un sistema attorno alle caratteristiche di un singolo giocatore, ma chiede a ogni interprete di mettere le proprie qualità al servizio dell’insieme.

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