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La Gazzetta dello Sport scrive oggi di Verona-Fiorentina e delle condizioni di Moise Kean. Come scrive la rosea, ci sono partite che contano più di altre, serate in cui il pallone pesa come un macigno e per spingerlo in porta servono freddezza, lucidità, esperienza e abitudine. Moise Kean ne ha appena vissuta una in Bosnia: ha segnato, ma non è bastato per salire sul volo per gli Stati Uniti. Il Bentegodi non è lo stadio di Zenica, però a Verona la Fiorentina si gioca una corposa fetta di salvezza e arrivarci con la sua icona in condizioni imperfette non è il massimo. Moise a Verona ci sarà, è stato convocato nonostante il fastidio alla tibia continui a tormentarlo ma i dubbi sulla possibilità di vederlo in campo dall’inizio restano.
Kean è tornato al Viola Park con il morale a terra e una vistosa fasciatura alla tibia malridotta. Una protezione che invita alla prudenza, anche se in Nazionale ha giocato senza problemi. Vanoli e il suo numero 20 oggi si parleranno e decideranno insieme, molto dipenderà da quanto Moise se la sentirà. Nessuno vuole fare passi azzardati, Verona è solo una tappa della scalata che attende la Fiorentina nel prossimo mese e mezzo. Importante sì, ma non da dentro o fuori, per questo non avrebbe senso rischiare di peggiorare la situazione e ritrovarsi senza l’azzurro nella volata finale.
Piccoli, si sa, non è Kean, magari lo diventerà ma adesso non ha la stessa familiarità con i palloni che diventano improvvisamente incandescenti. Moise sa che cosa significa cogliere l’attimo e afferrare il presente senza farsi zavorrare dalla paura e dall’eccesso di responsabilità. Ha sbrogliato tante situazioni ingarbugliate in passato, alla Juventus, al Psg e con l’Italia prima che con la Fiorentina. Oggi proverà a stringere i denti, per giocare se non dall’inizio almeno a gara in corso e aiutare la Fiorentina a restare sul treno per la Serie A.
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