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In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex portiere della Fiorentina Sébastien Frey si è aperto a 360° parlando della sua carriera e non solo. Ecco alcuni passaggi delle sue parole al quotidiano.
"Nella mia vita ho toccato con mano la sofferenza. L’ho fatto per tre volte. La prima è stata un dolore fisico, la seconda psicologico, la terza ha colpito corpo e mente. Ma sono grato di aver vissuto tutto questo. (...) Rientravo la sera ed era tutto vuoto e buio. Non riuscivo più a dormire, travolto dai pensieri. Ne sono uscito chiedendo aiuto a uno psicologo. Da solo non ce l’avrei fatta". Ha inoltre denunciato il tabù della salute mentale che vigeva nel mondo del calcio in quegli anni: "Non ne parlavo con gli amici perché avevo paura che potesse girare la voce. Al tempo il mondo del calcio non era pronto: sarei stato trattato come un malato, un debole".
"Ero in ritiro con la Fiorentina, non mi sentivo sicuro del mio ginocchio, ero in crisi. Ho chiamato Roby (Baggio). Mi ha introdotto alla religione buddista. Mi ha cambiato la vita. Mi ha dato una prospettiva fatta di lucidità".
"Una mattina mi sono svegliato e riuscivo a muovere solo la testa. Il resto del corpo era immobilizzato. Il dottore mi aveva avvisato: "Può essere mortale". Mi chiedevo se fosse arrivata davvero la mia fine. Un giorno avevo chiesto anche al notaio di preparami il testamento. Per fortuna è rimasto sigillato". Frey ha poi aggiunto un altro dettaglio: "Avevo rischiato di morire anche tre anni prima, il 14 luglio 2016, il giorno della strage di Nizza. Sarei dovuto essere lì a festeggiare con gli amici, ma mi salvò un ritardo aereo".
"Avevo rischiato di morire anche tre anni prima, il 14 luglio 2016, il giorno della strage di Nizza. Sarei dovuto essere lì a festeggiare con gli amici, ma mi salvò un ritardo aereo"
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