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Frey: “A Firenze un dirigente fu vigliacco con me”. E racconta la depressione

Frey: “A Firenze un dirigente fu vigliacco con me”. E racconta la depressione - immagine 1
Il portierone francese Seba Frey ricorda il suo periodo alla Fiorentina e si apre anche su tematiche più delicate
Redazione VN

In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex portiere della Fiorentina Seba Frey si è aperto a 360° parlando della sua carriera. Il francese ha parlato delle tante difficoltà avute e del periodo alla Fiorentina, che ricorda sempre con enorme piacere:

Fiorentina

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"L’amore della mia vita. Anche se dopo pochi mesi ho rischiato di dover dire addio al calcio. Era gennaio, non dovevo neanche giocare, ma il secondo portiere aveva litigato con il preparatore. Mi sono scontrato con Zalayeta: era come se mi fosse esploso il ginocchio. Il mio primo pensiero era andato al Mondiale che si sarebbe giocato in estate, ma a rischio c’era la mia intera carriera. I chirurghi dicevano che non sarei più tornato in campo.  Mi allenavo quattro volte al giorno. Il primo mese è stato durissimo, il dolore era asfissiante. Le tempistiche per il rientro erano tra i sedici e i diciotto mesi: me ne sono bastati sei. La squadra? Un gruppo incredibile fatto di amici. È nato tutto nel campionato successivo a Calciopoli."

Il secondo infortunio

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"Meno grave del primo, ma mi ha devastato psicologicamente. Era coinciso con un momento di crisi familiare. Sono caduto in depressione. Non riuscivo più a dormire, travolto dai pensieri. Avevo perso autostima. Era troppo per me, non riuscivo a gestirlo. Ne sono uscitao chiedendo aiuto a uno psicologo. Ho capito che da solo non ce l’avrei fatta. Probabilmente avrei smesso senza il suo supporto. Con lui ho imparato ad accettare la mia situazione, il matrimonio finito, le mie fragilità. L'addio a Firenze? La amavo, avevo rifiutato le proposte di Milan, Bayern Monaco, Barcellona e Juve per rimanere. Un dirigente, però, non mi voleva. Si è comportato da vigliacco, mi ha costretto ad andarmene"