"Un giocatore che viene dal Real Madrid ha sempre il voucher per poter andare e fare bene ovunque"

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Giancarlo Antognoni è stato intervistato alla Gazzetta dello Sport per parlare di Franco Mastantuono. Dopo la tripletta al Venezia, l'argentino è sulla bocca di tutti e si è guadagnato la fiducia di Firenze:

«Mastantuono senza la 10? Peccato – dice l’ex capitano – perché mi sarebbe piaciuto vedergli addosso quella maglia. Il talento è sempre meno in Italia: certi giocatori sono un dono per il calcio».

Antognoni, Mastantuono è un numero dieci come lei?

«Diciamo un dieci e mezzo, più come Roberto Baggio. Mastantuono appartiene alla categoria di quelli che giocano dalla metà campo in su e sanno sempre inventare qualcosa».

Venezia FC v ACF Fiorentina - Serie A 2026/27

Il paragone con Baggio è importante e anche un po’ ingombrante. Con lei, invece, vede caratteristiche in comune?

«Siamo diversi come tipologia: io ero più un centrocampista, lui invece è più attaccante. Però qualcosa in comune c’è: il piede. Lui è mancino, io usavo il destro, ma la tecnica ci avvicina».

A 19 anni e 28 giorni è diventato il più giovane argentino ad aver realizzato una tripletta nei cinque maggiori campionati europei, facendo meglio di Messi e Icardi. Ha il marchio del predestinato?

«Un giocatore che viene dal Real Madrid ha sempre il voucher per poter andare e fare bene ovunque. Credo che la Fiorentina sia stata molto brava a prenderlo, anche se solo in prestito secco, e a valorizzarlo, facendolo giocare con continuità. Uno con le sue qualità deve stare sempre in campo, perché salta l’uomo e cerca continuamente il gol».

Eppure il ragazzo, nell’intervista alla Gazzetta, ha raccontato di voler diventare più decisivo sotto porta, con assist e gol.

«Ha 19 anni e ampi margini di miglioramento. Questa stagione in Italia sicuramente gli farà bene e lo farà crescere sotto tanti punti di vista. Davanti al portiere, però, ci arriva talmente spesso che segnare diventa quasi una formalità. Prima della tripletta contro il Venezia non è che non ci avesse provato: aveva colpito il palo e trovato il portiere. Non aveva fatto gol, ma aveva creato tanti pericoli e calciato molto. Ora che è saltato il tappo sarà più facile, ne sono certo. Se batterà anche punizioni e rigori, può serenamente arrivare a 15 gol e andare persino oltre».

Batistuta, nel suo primo anno alla Fiorentina, aveva realizzato 13 reti in campionato. Mastantuono può superare la doppia cifra alla sua prima esperienza in Serie A?

«Certamente, anche se tra i due è impossibile fare un paragone. Bati era un centravanti, mentre Mastantuono non è soltanto un finalizzatore: è molto altro. Ha genio, visione, personalità e anche quella spregiudicatezza tipica della gioventù. Mi piace il suo modo di stare in campo, trasmette allegria. Si vede che per lui giocare a calcio è un divertimento».

Baggio a parte, quale numero dieci del passato viola le ricorda?

«Diciamo che in Mastantuono c’è un mix di diversi giocatori. Ci vedo qualcosa di Rui Costa, ma anche di De Sisti. Se però devo proprio paragonarlo a qualcuno, scelgo Daniel Bertoni, mio ex compagno di squadra e grandissimo amico. Sono entrambi argentini e hanno portato nel nostro campionato, oltre alla fantasia, anche quell’atteggiamento scanzonato tipico dei sudamericani. Daniel fu il primo straniero della Fiorentina. Mastantuono me lo ricorda anche per il modo di porsi con i compagni e con la gente, molto genuino e informale».

Mastantuono si è presentato con la chitarra e ha conquistato i tifosi prima ancora di scendere in campo, giocando a calcio in spiaggia con i bambini a Ferragosto. Non le pare inusuale?

«Sembra un ragazzo d’altri tempi e anche per questo mi piace. È bello vedere un calciatore così famoso girare per la città senza farsi problemi a fermarsi in mezzo alla gente. Fa bene alla Fiorentina, che grazie a lui si è risollevata conquistando tre punti pesantissimi a Venezia, e anche al calcio italiano, dove il numero dieci ormai è come un panda: una specie in via d’estinzione».

A proposito di numeri dieci, uno dei riferimenti di Mastantuono è Dybala. Vede delle somiglianze?

«Certamente. Sono entrambi mancini e hanno in comune l’abilità di saper cambiare le partite. La qualità fa sempre la differenza, soprattutto in un campionato tattico come il nostro, diventato sempre più complicato. Il ragazzo ha la mentalità giusta e ha dimostrato quanto possa essere decisivo».

Quale gol le è piaciuto di più?

«Il primo, perché l’ha cercato. Il portiere pensava che mettesse il pallone sull’altro palo, mentre lui è stato astuto a calciare dalla parte opposta».

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