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FLORENCE, ITALY - NOVEMBER 13: Gabriele Gravina president of the FIGC looks on during FIGC Hall of Fame at Centro Tecnico Federale di Coverciano on November 13, 2023 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
Il day-after della disfatta di Zenica è un risveglio traumatico per l'intero movimento calcistico italiano. Mentre il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, si prepara a convocare il consiglio federale per la prossima settimana, dal Governo arriva un attacco frontale e senza sconti. Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, non ha usato giri di parole per commentare l'esclusione dell'Italia dai Mondiali 2026, la terza consecutiva, parlando chiaramente di un sistema arrivato al capolinea.
Il Ministro ha sottolineato il valore sociale del calcio in Italia, definendolo "cultura popolare e rito comunitario". Il pensiero più amaro di Abodi va però alle nuove generazioni: "Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di vedere la Nazionale in un Mondiale". Nonostante il ringraziamento a Gattuso e alla squadra per l'impegno profuso in Bosnia, il Ministro è stato categorico: il tempo delle scuse è finito.
Il passaggio più duro dell'intervento di Abodi riguarda la governance del calcio italiano. Senza troppi giri di parole, il Ministro ha invocato un cambio della guardia: "Il calcio italiano va rifondato e questo processo deve partire da un rinnovamento dei vertici della FIGC". Un messaggio diretto a Gravina e a tutto l'apparato federale, rei, secondo il Ministro, di aver tentato di scaricare le colpe sulle istituzioni e di aver sminuito il livello di altre discipline sportive che, a differenza del calcio, stanno regalando enormi soddisfazioni al Paese.
Il Governo rivendica l'impegno messo in campo per sostenere il movimento sportivo, ma chiede un cambio di passo immediato ai vertici pallonari. "Serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare a essere l’Italia, anche nel calcio mondiale", ha concluso Abodi. Una presa di posizione netta che apre ufficialmente la crisi istituzionale: il calcio italiano è davanti a un bivio e, dopo tre apocalissi consecutive, la strada della continuità sembra ormai impercorribile.
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