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FAGIOLONE, SEI TU?

Fagioli prima ancora che il modulo: Vanoli fa luce sul peccato originale di Pioli

Fagioli
Tanto del pareggio maturato in casa della Lazio è da ascrivere alla luce irradiata dal numero 44
Federico Targetti
Federico Targetti Caporedattore 

"Quest'anno Fagiolino diventa Fagiolone", diceva l'ex ds Daniele Pradè a settembre, ancora ignaro del maxi flop che avrebbe fatto registrare la sua campagna acquisti da oltre 90 milioni di euro nei mesi a venire. Ma forse su quella precisa affermazione, alla lunga, tutti i torti non ce li aveva. E sì che, con Pioli al timone, Nicolò Fagioli sembrava essersi perso.

Non siamo privi di memoria: va detto che anche lui non si è aiutato. Se, infatti, Pioli non ha dichiarato il falso, è stato lo stesso centrocampista ex Juventus a tirarsi fuori dal ruolo di regista pensato per lui a inizio stagione dopo alcune uscite non convincenti, inducendo all'acquisto di Nicolussi ad agosto e disimpegnandosi male per settimane in tutte le posizioni.

Poi l'avvicendamento in panchina, l'arrivo di Vanoli, la bocciatura graduale dell'aostano e l'altrettanto graduale ritorno in cabina di regia del numero 44. Con una consapevolezza del tutto diversa. "In me non è cambiato tanto", ha detto Fagioli dopo la Lazio... deve essere cambiato qualcosa intorno, perché è letteralmente un altro giocatore. "Il mister mi sta dando tante indicazioni e facendo vedere tanti video per stare bene in campo". Ecco, l'intervento più apprezzabile del tecnico ex Torino fin qui, prima ancora del nuovo modulo, è proprio la tirata a lucido del miglior centrocampista a disposizione.

A Roma una nuova conferma da parte di quello che da un mese a questa parte è tornato nella sua versione migliore, quella ammirata tra marzo e aprile dell'anno scorso, in una posizione ancor più nevralgica. L'assist per l'1-1 di Gosens è da vedere e rivedere e contribuisce al 7,5 che gli abbiamo tributato nelle nostre pagelle. Vanoli ha parlato di Nazionale: se mantiene questo rendimento per un paio di mesi non è utopia immaginare una chiamata per i playoff di marzo contro Irlanda del Nord e Galles. "Tanti dicevano che non poteva fare il play, ma ce l'ha nelle corde": il riferimento è chiaro, chiarissimo.

Eppue Pioli, questo Fagioli, lo aveva visto nel suo orizzonte, ci aveva puntato, lo aveva provato. Il suo peccato, probabilmente quello originale, è stato non aver insistito, non aver voluto fortemente convincere un ragazzo in quel momento incerto delle qualità immense che tutti gli hanno sempre riconosciuto. Cosa che invece è riuscita, eccome, al suo successore.