La difesa della Fiorentina è uno dei nodi centrali del mercato di gennaio e, più in generale, della ricostruzione tecnica che attende i viola. Tra uscite probabili, piste che si raffreddano e riflessioni tattiche, il reparto arretrato è oggi un cantiere aperto, figlio di scelte passate e di un presente che impone correzioni immediate.

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Via Viti e Pablo Marì, restano tre centrali: come cambiano mercato e modulo
Sul fronte delle partenze, Mattia Viti sembra orientato verso il passaggio alla Sampdoria: il suo addio appare ormai lo scenario più probabile. Pablo Marí, invece, è a un passo dall’Al-Hilal di Simone Inzaghi: le parti sono molto vicine e la chiusura potrebbe arrivare nelle prossime ore. Con queste due uscite, il quadro si restringe drasticamente: alle spalle dei titolari Comuzzo e Pongracic resterebbe il solo Ranieri, ex capitano ormai ridimensionato a riserva. Da non sottovalutare magari la valorizzazione di un giovane come Kouadio, sin qui impiegato più da laterale, che da centrale, sua posizione naturale, o Kospo, fin qui spesso "prestato" alla Primavera.
Negli ultimi giorni è circolato con insistenza il nome di Radu Dragusin, ma la pista si è rapidamente raffreddata. Dal suo entourage è filtrata l’idea che il difensore del Tottenham punti a una piazza ritenuta più funzionale al suo percorso di crescita, come Roma, e che Firenze non venga considerata una tappa ideale. Anche Becao non scalda, mentre Diogo Leite, profilo da tempo sul taccuino viola, al momento non risulta una prima scelta nonostante condizioni potenzialmente favorevoli (contratto in scadenza nel prossimo giugno). Traduzione: se la Fiorentina prenderà un centrale, ci sono buone probabilità che sia un nome nuovo, non ancora emerso con forza nel dibattito di mercato. Le restanti portano invece all'ex Verona Diego Coppola (la situazione), sempre in odor di rientro in Serie A dato lo scarso utilizzo da parte del Brighton.
Le valutazioni, però, non possono prescindere da una riflessione strutturale. La Fiorentina è stata costruita negli ultimi due anni prevalentemente per il 3-5-2: modulo impostato l’estate scorsa, abbandonato in corsa con Palladino per esigenze di risultati, ripreso a inizio stagione con Pioli e rivelatosi nuovamente problematico. Oggi, con Vanoli, l’idea di passare stabilmente a una difesa a quattro (4-2-3-1 o 4-4-2) non è mai stata nascosta, ma serve l’assist del mercato, soprattutto dietro.
In questo contesto, Comuzzo e Pongracic restano due asset da valorizzare. Il primo, classe 2005 e prodotto del settore giovanile, è stato valutato fino a 40 milioni la scorsa estate: un patrimonio tecnico ed economico che la Fiorentina non può permettersi di disperdere. Pongracic, pagato circa 15 milioni, rappresenta un investimento importante che il club non ha alcun interesse a trasformare in minusvalenza. Entrambi, per motivi diversi, sono centrali nel progetto, ma da soli non bastano.
I numeri spiegano perché. Dall’inizio della stagione la Fiorentina subisce 1,37 gol a partita: 37 reti incassate in 27 gare ufficiali (qui statistiche e comparazione dati). Nella storia recente, i viola hanno fatto peggio solo in quattro annate (2000-01, 2001-02, 2016-17 e 2020-21). In Serie A, nonostante tutto, De Gea è il quarto portiere per numero di parate (61 in 19 giornate), segnale evidente di una squadra che concede troppo.
Il messaggio è chiaro: la difesa va rinforzata non solo nei nomi, ma nella struttura. Il mercato dovrà accompagnare il cambio di modulo e dare profondità a un reparto oggi cortissimo. Senza interventi mirati, qualsiasi svolta tattica rischia di restare solo un’idea sulla lavagna.
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