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Vanoli, l’uomo che dice la verità. Quella che fa bene finché non brucia
"La verità è come il sole: fa bene finché non brucia", scrive la nota autrice Emanuela Breda. Gli aforismi sulla verità si sprecano e sarebbero tutti perfetti per descrivere il modo di comunicare di Paolo Vanoli: un uomo costretto dalle circostanze a dire le cose come stanno, senza mezzi termini. "La salvezza è il nostro scudetto" (CONFERENZA), "Firenze merita di più, ma adesso siamo questi", oppure "Di più non si può fare, ed è da intelligenti capirlo". Tutte frasi che mettono sul tavolo della realtà la situazione attuale della Fiorentina. (PROBABILE FORMAZIONE)
È legittimo che il tifo viola, così come i ricordi di una storia vincente, pretenda altro. Ed è altrettanto legittimo non riuscire a convivere con una realtà molto diversa dalla normalità. Ma in questo finale di stagione serve uno sforzo collettivo per arrivare in fondo con la consapevolezza che questa, come dice Luca Ranieri, non è la Fiorentina degli ultimi anni: non è la Fiorentina di sempre. (LE IMMAGINI DALLA RIFINITURA VIOLA)
Vanoli ha scelto praticamente da subito la strada della verità, consapevole della situazione preoccupante in cui versava la squadra. Questo è uno dei principali motivi delle critiche che l’ex Torino ha ricevuto dalla piazza, ma non solo. Paolo Vanoli si porta sulle spalle tre grandi colpe: il passaggio tardivo dalla difesa a tre a quella a quattro, la gestione dei cambi in Torino-Fiorentina e il ritorno al passato con la figuraccia di Udine. Su questi tre aspetti è difficile trovare giustificazioni. Per il resto, però, Vanoli ha anche dei meriti. Parisi? Una sua intuizione. Fagioli? È riuscito dove Pioli aveva fallito. E la scelta su Ranieri? Via la fascia, ma senza la gogna mediatica vista con Biraghi. Da quando è arrivato a Firenze, la media punti è di 1,26 a partita; con la difesa a quattro (escludendo Udine, giocata con il 3-5-2) sale addirittura a 1,7, superando l’1,6 di Raffaele Palladino sulla panchina viola. Serve equilibrio nei giudizi, nel bene e nel male.
Alla luce di quanto visto a Cremona e con l’imminente sfida europea, il lavoro del tecnico viola non è così disastroso come potrebbe sembrare. Anche i paragoni con altre realtà, come Genoa o Torino, non risultano del tutto corretti: la situazione della Fiorentina dopo l’esonero di Stefano Pioli, tra spogliatoio e società, è difficilmente paragonabile. Allo stesso modo, non si può mettere a confronto una squadra costruita per la Champions e invischiata nella lotta per non retrocedere con club abituati a questi scenari. Sia chiaro: la permanenza di Paolo Vanoli anche nella prossima stagione appare improbabile per molte ragioni. Con la salvezza, obiettivo minimo, serviranno cambiamenti profondi. Ma il lavoro svolto finora resta comunque positivo. Adesso toccherà a lui, da qui a fine stagione, farsi portatore di verità: perché per chi è abituato a vedere il sole non è facile accettare la pioggia. Vanoli, però, l’impermeabile lo indossa già da tempo.
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