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Solomon già con la testa altrove? Parole, errore e futuro in bilico
Certe parole, nel calcio, pesano più di un tiro sbagliato. E a volte arrivano prima ancora del fischio finale, lasciando nell’aria quella sensazione difficile da ignorare: quella di un addio già scritto. È quello che è successo con Manor Solomon, che nel pre partita contro il Sassuolo ha parlato di Firenze e della Fiorentina con toni che sanno di bilancio più che di futuro.
“Ho davvero apprezzato il mio tempo qui a Firenze… nel calcio non si può mai sapere”. Parole misurate, educate, ma che tradiscono una certa distanza. Come se il destino fosse già stato in parte deciso, o quantomeno indirizzato. E il campo, poche ore dopo, non ha aiutato a cambiare la narrazione: un gol fallito nel primo tempo e una prestazione opaca, forse la meno brillante da quando veste viola.
Il dubbio resta: condizione fisica ancora lontana dal top dopo l’infortunio o semplicemente un giocatore che sente scivolare via il proprio futuro? L’ipotesi del recupero incompleto regge fino a un certo punto, considerando i 90 minuti giocati. Piuttosto, sembra emergere una componente mentale, quella sottile linea che separa chi è dentro da chi, forse, sta già guardando altrove.
A rafforzare questa sensazione ci sono anche le parole di chi gli sta vicino. Shlomi Ben Ezra, membro dell’entourage, è stato chiaro: “Nel calcio di oggi 10 milioni per Solomon sono un affare”. Una frase che suona quasi come un invito, o forse una pressione. E poi quel riferimento alla permanenza in Serie A come condizione per “proseguire insieme”, che aggiunge ulteriori sfumature a una situazione tutt’altro che definita.
E non è un caso isolato. Anche Jack Harrison, intervistato qualche giorno fa da FourFourTwo, ha utilizzato un linguaggio simile, più esistenziale che calcistico: “Essere aperto e adattabile… trovare il posto giusto per essere felice”. Parole che raccontano un calcio sempre più fluido, dove appartenenza e continuità sembrano concetti in via di estinzione.
Eppure, c’è un elemento che va in controtendenza: i tifosi. Qualche giorno fa abbiamo proposto ai nostri lettori un sondaggio sul riscatto dei due esterni e, il 62%, si è espresso chiaramente a favore del riscatto di Manor Solomon, mentre ha bocciato Jack Harrison. Un segnale forte, che racconta come il talento dell’israeliano, nonostante tutto, abbia lasciato il segno.
Forse è proprio questo il punto. Manor Solomon è stato, a tratti, ciò di cui la Fiorentina aveva bisogno: imprevedibile, tecnico, capace di accendere la partita. Ma il calcio vive di continuità, e i dubbi — tra condizioni fisiche, prestazioni altalenanti e dichiarazioni ambigue — rischiano di pesare più delle giocate.
Il finale è ancora da scrivere, ma la sensazione è che qualcosa si sia già incrinato. Perché nel calcio vale sempre la stessa regola: non innamorarsi dei giocatori in prestito. E Firenze, forse, lo sta imparando ancora una volta.
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