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“Hanno un’opzione”. Déjà vu Vanoli, Firenze come Torino: stesso linguaggio e segnali

Matteo Torniai Redattore 
A Torino la "fiducia" è diventata "delusione", a Firenze l'opzione scatterà o no? Vanoli difende il suo operato nello stesso modo

Paolo Vanoli e quella sensazione di déjà-vu. Cambia la città, cambia il contesto, cambia perfino il peso dell’obiettivo. Ma le parole, i concetti, perfino certe sfumature comunicative sembrano riportare indietro di dodici mesi, all’ultima fase della sua avventura sulla panchina del Torino.

Anche allora c’era un contratto con opzione in mano alla società. Anche allora c’era un finale di stagione complicato. Anche allora Vanoli difendeva il proprio lavoro parlando di crescita, fiducia della dirigenza e progetto da costruire. E anche allora, nonostante una parte importante della piazza fosse ancora dalla sua parte, il club decise comunque di cambiare strada.

Oggi, a Firenze, lo scenario ricorda sorprendentemente quello vissuto in granata.

Il Torino: il finale complicato e la scelta di Cairo

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L’esperienza di Vanoli al Torino si concluse quasi all’improvviso. Arrivato dopo gli ottimi risultati ottenuti a Venezia, il tecnico aveva conquistato subito una parte del popolo granata grazie a grinta, senso d’appartenenza e capacità di creare spirito di gruppo. Caratteristiche che, quale più quale meno, abbiamo visto anche nei suoi mesi in viola.

Il bilancio finale parlava di un undicesimo posto con 44 punti, ma soprattutto di una squadra riconoscibile caratterialmente. Eppure il finale di stagione negativo - appena 10 punti nelle ultime 10 partite - cambiò la percezione generale.

Urbano Cairo, inizialmente molto protettivo nei confronti del tecnico, il 3 dicembre 2024 dichiarava:

“Vanoli è sul pezzo, la squadra è con lui. Piena fiducia da parte mia”.

Poi, a fine stagione, arrivò il raffreddamento dei rapporti:

“Da Vanoli mi aspettavo molto di più. Il bilancio è deficitario, deludente”.

Eppure, proprio negli ultimi giorni da allenatore del Torino, Vanoli continuava a parlare così. Dopo la sconfitta di Lecce nella penultima giornata di Serie A 2024/25:

“Poi faremo le valutazioni per capire come migliorarsi”.

Dopo lo 0-2 casalingo contro l’Inter, nella 36esima giornata:

“Sono molto orgoglioso e felice, sono carico di una stagione che non è andata come si pensava ma è ancora da finire. Ci servirà per il futuro”.

E ancora, dopo il 2-0 subito a Napoli nella 34esima giornata:

“Devo cercare solo il meglio per il club e i tifosi. Non sono soddisfatto, sarei seduto se lo fossi”.

Parole che oggi, riascoltate alla luce di quanto sta succedendo a Firenze, assumono quasi un tono profetico.

A Firenze la situazione è diversa. Ma fino a un certo punto

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Perché il grande elemento che cambia il contesto è l’obiettivo iniziale.

A Torino Vanoli era stato scelto per avviare un ciclo. Alla Fiorentina, invece, è arrivato per salvare una squadra sprofondata all’ultimo posto e data quasi per spacciata.

Ed è proprio qui che nasce il concetto di “capolavoro” evocato dal tecnico.

Un termine che Vanoli aveva utilizzato il 24 maggio 2025, alla vigilia della sua ultima partita col Torino contro la Roma, parlando di Claudio Ranieri:

“Ho ancora in mente il capolavoro che ha fatto in Premier con il Leicester”.

Dodici mesi dopo, dopo lo 0-0 col Genoa nella 36ª giornata di Serie A 2025/26 che ha regalato la salvezza matematica alla Fiorentina, la stessa parola è tornata:

Ho fatto un altro capolavoro”.

Per Vanoli il capolavoro non coincide necessariamente con la vittoria. Sembra più coincidere con il superamento delle aspettative iniziali. Con l’aver portato a termine una missione considerata da molti impossibile.

E nella sua lettura personale della stagione viola, il concetto è chiarissimo: gli era stata chiesta la salvezza, e la salvezza è arrivata.

Le similitudini tra Torino e Fiorentina

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Le similitudini tra le due situazioni sono davvero tante.

L’opzione sul contratto

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Alla vigilia di Torino-Roma del 24 maggio 2025:

“La società ha l’opzione per allungarlo anche per un altro anno”.

Dopo Fiorentina-Genoa, 36esima giornata:

Hanno un’opzione per rinnovare il mio contratto”.

La fiducia della società ribadita pubblicamente

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A Torino Cairo diceva il 3 dicembre 2024:

Piena fiducia da parte mia”.

Dopo il 4-0 subito contro la Roma nella 35ª giornata con la Fiorentina:

“Le parole di Paratici mi fanno piacere, ma mi hanno sempre mostrato fiducia. Fin dall’inizio”.

Il richiamo continuo al lavoro svolto

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Dopo Torino-Inter 0-2, 36ª giornata 2024/25:

I passi indietro servono per fare due passi avanti”.

Dopo Fiorentina-Sassuolo 0-0, 34ª giornata 2025/26:

“Sono orgoglioso di questo lavoro fatto, parlano i fatti”.

La difesa provocatoria del proprio operato

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Dopo Napoli-Torino 2-0, 34ª giornata 2024/25:

“Non posso darmi giudizi, saranno gli altri a giudicare Paolo Vanoli”.

Dopo Fiorentina-Genoa 0-0, 36ª giornata:

Non vi piace Vanoli? Non c’è problema”.

La voglia di costruire

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Alla vigilia di Torino-Roma:

“L’intenzione è sicuramente quella di costruire qualcosa”.

Dopo Fiorentina-Genoa:

“Mi sono seduto con loro per vedere l’organizzazione generale”.

La grande differenza: la piazza viola vuole alzare l’asticella

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Ed è qui che il parallelo si interrompe.

Perché se a Torino il dibattito riguardava soprattutto la crescita del progetto, a Firenze il tema è molto più profondo. La Fiorentina si è salvata, sì, ma l’ambiente continua a chiedersi se Vanoli possa davvero essere l’uomo giusto per riportare il club a stanziare almeno nella parte sinistra della classifica .

La sensazione esterna è che la società stia riflettendo proprio su questo: Vanoli è stato perfetto per salvare la squadra, ma può essere anche l’allenatore giusto per cambiarne mentalità?

Il dubbio nasce anche dal finale di stagione. Perché proprio come accaduto al Torino un anno fa, anche questa Fiorentina ha alternato alti e bassi nell’ultimo periodo. A Firenze, almeno, Vanoli si è sempre giustificato anteponendo l'obiettivo (la salvezza) alla costruzione  di un gioco riconoscibile. Basterà per convincere Paratici e dirigenza?

E il precedente granata resta inevitabilmente un monito.

Lo scorso anno, infatti, il crollo finale costò caro a Vanoli. E oggi, con ancora due partite da giocare, il tecnico viola sa bene che ogni dettaglio può pesare nelle valutazioni definitive.

Vanoli e quel continuo bisogno di legittimare il proprio lavoro

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C’è poi un altro elemento che unisce incredibilmente le due esperienze: il modo in cui Vanoli vive le conferenze stampa nelle fasi decisive.

Sia a Torino sia a Firenze emerge un allenatore molto coinvolto emotivamente, quasi costretto continuamente a ribadire il valore del proprio lavoro.

Prima del ritorno di Conference League contro il Crystal Palace:

“Non voglio che Vanoli sia un grande allenatore se si passa e mediocre se non si passa”.

Dopo Fiorentina-Sassuolo, 34ª giornata:

“Non devo spiegare niente, ci sono i fatti”.

Dopo Fiorentina-Genoa:

“Quattro settimane, un processo a Paolo Vanoli”.

E ora?

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La decisione finale spetterà alla Fiorentina. L’opzione per il rinnovo è nelle mani del club, esattamente come accadde al Torino.

La differenza è che oggi Vanoli arriva alla fine della stagione con un obiettivo centrato. E questo inevitabilmente pesa.

Ma il calcio, soprattutto negli ultimi anni, vive sempre meno di gratitudine e sempre più di prospettive. E allora il vero interrogativo resta uno soltanto: la Fiorentina vuole continuare il percorso iniziato con Vanoli o ritiene chiusa la sua missione nel momento stesso in cui è arrivata la salvezza?

Dodici mesi fa, a Torino, la risposta arrivò a sorpresa. Firenze, ora, aspetta di capire se la storia sia davvero destinata a ripetersi.