Il nome di Fabio Grosso è tornato con forza al centro del dibattito tecnico a Firenze. Con la probabile separazione tra la Fiorentina e Paolo Vanoli a fine stagione il club viola si prepara a una nuova scelta strutturale. Tra i profili in valutazione, uno dei più discussi è proprio quello dell’attuale tecnico del Sassuolo, oggi protagonista di una stagione solida in Serie A e in scadenza nel prossimo giugno 2027.
esclusive
Grosso è pronto per Firenze, o viceversa? Modulo, Kean e valorizzazioni in carriera
Ma la domanda che divide ambiente e addetti ai lavori è netta: Grosso è pronto per una piazza come Firenze?
Per rispondere bisogna partire da un dato: la sua carriera da allenatore non è mai stata lineare, ma alterna cicli molto chiari tra valorizzazione forte del gruppo e difficoltà nei contesti ad alta pressione immediata. Il suo percorso inizia nel settore giovanile della Juventus, dove costruisce una delle sue prime identità tecniche forti. In Primavera, i numeri sono molto chiari: 116 partite, 80 vittorie, 9 pareggi, 27 sconfitte, con una media punti di 2,15 e una produzione offensiva di 2,31 gol a partita. È in questa fase che si consolida la sua reputazione di tecnico formativo, più che risultato-dipendente.
Non è un caso che proprio in quegli anni la Juventus inizi a strutturare in modo più sistemico la valorizzazione dei giovani, e che diversi profili arrivati in Serie A (Nicolussi Caviglia, Vogliacco, Romagna ecc.) siano passati da quel gruppo. Tra questi anche Moise Kean, che sotto Grosso registra 25 presenze, 14 gol e 4 assist complessivi tra Primavera e Youth League.
È un dato che, nel tempo, ha alimentato una narrazione precisa: Grosso come tecnico che non solo allena, ma accelera la crescita individuale. Ed è proprio questo il punto centrale della sua filosofia, chiarito già nelle sue prime esperienze: il focus non è mai sul sistema come gabbia, ma sulle qualità individuali dei calciatori dentro un’idea collettiva.
“Lavoro sulle qualità individuali dei giocatori al fine della squadra”, è il concetto che emerge con forza già dalla sua presentazione al Verona e che, di fatto, accompagna tutta la sua carriera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


