La cronistoria di scelte sbagliate e gestioni assurde accadute all'interno del club gigliato

FIORENTINA VS TORINO

VIDEO - La Fiorentina attuale è davvero più forte di quella dell'anno scorso?

La domanda che gira in questi ennesimi giorni difficili è una e una soltanto: ma come mai succedono tutte alla Fiorentina? Non pensate al destino cinico e baro, alle congiunzioni astrali o ancora peggio a una macumba. Niente avviene mai per caso, tutto quello che accade da anni nel mondo viola e dintorni ha una motivazione molto semplice, evidente, chiarissima: la Fiorentina è una società debole. Dopo tutto quello che è successo negli anni, dalle dimissioni di Prandelli a Iachini, dal caso Gattuso all’addio anticipato di Italiano prima e Palladino poi, fino al fallimento di Paratici e di Grosso, questi tempi sempre difficili, comprese le tre finali perse (l’ultima buttata via prima di giocarla), sono la dimostrazione che il famoso manico non c’è e se c’è non funziona. L’organizzazione societaria è fondamentale, la presenza di uomini di alto livello in tutte le varie funzioni è imprescindibile. Prima del Viola Park, prima dell’allenatore, prima dei giocatori, Rocco Commisso avrebbe dovuto preoccuparsi di mettere in piedi una società forte, chiedere i nomi dei migliori e portarli a Firenze e invece non l’ha fatto, preferendo amici e persone fidate ma non competenti. Questo concetto un giorno lo espressi anche a lui che mi rispose: ci sono io. Tutto nasce da questa scelta. Rocco Commisso era sicuro di poter fare da solo, voleva occuparsi di tutto sicuro di sapere tutto, anche quando non c’era telefonava mille volte al giorno e nessuna decisione veniva presa senza il suo ok. Tipico di chi si è fatto da solo e da solo ha fatto cose straordinarie. Ma il calcio è un’altra cosa, l’aveva amaramente capito anche Diego Della Valle, imprenditore di successo, calcisticamente discutibile. Nel calcio una società con uomini giusti al posto giusto, persone esperte e competenti in ogni settore, è più importante che in altre attività perché si alzano i margini di imprevedibilità. Gli improvvisati, i tuttologi, o l’uomo solo al comando non è consentito salvo rari casi di persone geniali, con capacità sopra la media e personalità enormi. Con questa società debole, debolissima quando è rimasto il solo Ferrari, tutti hanno riposto grandi aspettative su Paratici pensando solo ai suoi successi e senza analizzare le pesanti cadute di un manager discusso.

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Troppo potere per un uomo solo?

Anch’io, sinceramente, pensavo facesse meglio. Avere messo nelle mani di Paratici un potere enorme, assoluto, è stato il primo errore. Non avere nessuno sopra per valutare e discutere le scelte insieme è incredibile. Ma con chi può confrontarsi? Il presidente Commisso? La signora Catherine vice presidente? Fanno quasi tenerezza per il loro impegno, la loro disponibilità, il loro attaccamento, tutto quello che fanno avendo raccolto l’eredità di Rocco, ma cosa c’entrano loro con il calcio? E cosa c’entra il direttore generale Ferrari se non l’essere lì per il feeling con la proprietà e la sua grande disponibilità? Non a caso avevo suggerito, con Paratici, di prendere uno come Galliani. Un personaggio di altissimo livello che potesse essere quello che era Marotta alla Juve per Paratici, capo, controllore e consigliere del direttore sportivo. I limiti di Paratici erano noti, qui sono subito emersi nel mercato di gennaio. Sanno i Commisso che il loro dirigente ha impiegato 200 milioni (compresi i riscatti da fare) per fare questa squadra? Lo sanno che con 200 milioni di budget si deve competere per lo scudetto? C’è qualcuno in società che in questi mesi ha valutato con Paratici la scelta dell’allenatore Grosso e gli acquisti? La carta bianca sulla gestione tecnica va bene, ma la società deve essere sempre presente per approvare e confrontarsi. Non faccio nomi per rispetto di confidenze, ma grandi dirigenti di società che hanno vinto scudetti mi hanno raccontato che certe proprietà volevano sapere tutto sui piani e sulle idee prima e contavano i centesimi di tutte le operazioni poi. Senza organizzazione societaria non c’è futuro con tutto il rispetto e la vicinanza umana con Joseph Commisso e la signora Catherine che, comunque vada, saranno costretti a rimetterci un sacco di soldi. E così si finisce che Paratici, senza alcun controllo o confronto, faccia una squadra con giocatori che piacciono a lui senza neppure rapportarsi con il suo allenatore. Una presunzione inaccettabile. A maggior ragione con un allenatore non di prima fascia che scegli di mettere in una piazza difficile, avresti dovuto accompagnarlo, fare le cose assieme. E’ come se fosse stato preso Sacchi e fatta la squadra per il gioco di Trapattoni. O viceversa. Qualcuno in società, strada facendo, se n’era accorto? Dubito.

Vanoli, serve solidità

Nei media, compreso chi vi scrive, l’assenza di esterni e l’età troppo giovane della squadra era stata sottolineata da settimane. Non so se Grosso ha detto veramente a Paratici che questa squadra non è allenabile, io non c’ero, servirebbe cautela, mai fidarsi degli uffici stampa. Non so neppure se questo è propedeutico a far causa a Grosso, affari loro. Anche la litigiosità di questa dirigenza è nota. So solo perchè l’ha detto lui, che anche Sarri disse a Paratici che quella Juve era inallenabile. Forse il d.s. non è un mago nel costruire le squadre. Chiedere al Tottenham. L’altro giorno qualcuno ha ironizzato e criticato (legittimo se non si offende, se si offende e vi becco sapete che c’è gente che ha già pagato) sul fatto che abbia scritto che Paratici va esonerato. Ovviamente so che un dirigente non si esonera, caso mai si licenzia, e so anche che oggi non si può farlo con altri quattro anni di contratto e tutto il resto. L’ho spiegato nel testo, se esoneri l’allenatore dovresti farlo anche con chi l’ha scelto, non l’ha protetto e non gli ha fatto la squadra giusta. Le responsabilità di Paratici sono state sottolineate da quasi tutti i commentatori nazionali e non, a tutti i livelli (salvo i soliti leccapiedi che conosciamo bene), a dimostrazione dell’assurdità di quello che è successo. Compreso il ritorno di Vanoli bocciato in malo modo tre mesi fa. A Vanoli auguro tutto il ben possibile, sicuramente sa di aver preso una squadra meno squadra di quella passata, sicuramente meno esperta. Con meno personalità. Ha giocatori forse più forti singolarmente, ma vanno messi nelle condizioni di dimostrarlo. Vanoli dovrà fare un’altra impresa, gli stimoli non gli mancano. Fossi in lui a Venezia ripartirei dando solidità con un 3-5-1-1 del tipo De Gea, Dragusin, Pongracic, Ranieri; Dodò, Ndour, Fagioli, Brescianini, Jimenez (nel Milan giocava sinistra); Goncalves dietro a Beto. Per la qualità e la giovinezza c’è tempo.

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