Si concluderà venerdì la settima stagione dell'era Commisso e, visto quanto è stata complicata, verrebbe semplice tirare in ballo "la crisi del settimo anno". Avete presente? Nelle coppie il settimo anno è spesso quello più difficile, così almeno dicono, e il rapporto può essere messo a dura prova dopo i primi anni tutti rose e fiori. Il problema è che per la Fiorentina di rose e fiori ce ne sono stati pochi anche nei primi 6 anni e, dopo questa stagione negativa ai limiti del disastroso, il bilancio parla chiaro.

IL METRONOMO
La (finta) crisi del settimo anno e il (secondario) problema allenatore
Fiorentina ridimensionata
—Partiamo dai piazzamenti ottenuti dall'arrivo della famiglia Commisso ad oggi. 10° posto nel 19/20, poi 13° nel 20/21, quindi 7°, 8°, 8°, 6° e l'attuale 15° posto (che potrebbe leggermente migliorare con una vittoria contro l'Atalanta). Facendo una media approssimativa, in attesa dell'analisi dettagliata del nostro Vinciguerra nelle prossime settimane, siamo di fronte ad una Fiorentina da 9°/10° posto. La Fiorentina che storicamente, e nella famosa classifica perpetua, sarebbe la quinta squadra della Serie A, in questi anni si è decisamente ridimensionata: mentre altre 8 società vincevano almeno un trofeo e ben 9 società (compreso l'ultimo Como) si qualificavano in Champions od Europa League, la Fiorentina si è assestata ad un livello appena superiore al Torino del contestatissimo Cairo.
Bisogna spendere... meglio
—E badate bene, non è tanto (o almeno non solo) questione di soldi. Tra le squadre che hanno fatto meglio della Fiorentina in questi 7 anni, ce ne sono alcune (Atalanta, Lazio, Bologna) che hanno speso meno, mentre il Como ha sì investito tanto sul mercato, ma andando su tutti profili alla portata della stessa Fiorentina (Douvikas è costato la metà di Piccoli, Baturina e Diao poco più di Sohm e Richardson...). Il problema è stato la gestione societaria, e a farne le spese sono stati spesso gli allenatori (7 diversi senza contare lo strano caso Gattuso) che, al di là di meriti e contesti diversi, hanno in comune il fatto di non essere stati messi nelle condizioni di lavorare al meglio.
Il "falso" problema allenatore
—E allora nel momento in cui è tornato centrale il dibattito sulla panchina, mi viene da pensare che forse il vero tema non sia Vanoli sì/Vanoli no. Perchè l'allenatore conta, e ci mancherebbe, ma a prescindere da chi verrà scelto, conteranno di più il mercato, la rosa, la gestione societaria. E qui la palla passa a Fabio Paratici, l'unica vera novità rispetto ai primi 6 anni e mezzo di gestione Commisso, l'unica speranza che il "progetto" Fiorentina possa cambiare marcia. Per farlo, ovviamente, ci sarà bisogno del supporto (economico e non) della proprietà. Dopo 7 anni mediocri e dopo la scomparsa di Rocco, la famiglia Commisso è al bivio definitivo: rilanciare o continuare a vivacchiare?
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