L'uomo che non sbaglia dichiarazioni
—Lo ammetto: personalmente De Rossi mi piace molto e, dopo questa annata, credo di essere in numerosa compagnia. De Rossi è uno straordinario comunicatore: parla bene, ma senza essere (o almeno sembrare) paraculo, è verace, è intelligente, trasmette valori calcistici profondi - e forse un po' smarriti -, è umile al punto giusto e onesto nelle analisi post partita. "Sbagliala una dichiarazione, Daniè" è un commento diventato tormentone sui social. Un aspetto non marginale anche se - è chiaro - poi quello che conta più di tutti è il lavoro sul campo.
Intensità e duttilità
—Le squadre di De Rossi non sono spettacolari, ma hanno intensità e carattere. E comunque l'approccio non è speculativo come dimostra il fatto che il Genoa abbia giocato sempre con 2 punte di ruolo e con in più anche 1 se non 2 giocatori di fantasia (Baldanzi, Malinovski, Messias). De Rossi è un allenatore duttile sul piano tattico: quest'anno ha giocato sempre con la difesa a 3, così come aveva fatto nella sua prima esperienza alla Spal. Nel mezzo l'avventura alla Roma con il ricorso spesso e volentieri al 4-3-3 o al 4-2-3-1, senza disdegnare il 3-5-2 pure lì in determinati frangenti. Insomma un tecnico non dogmatico, ma che sa adattarsi alle qualità della rosa.
Le incognite
—...Ha anche dei difetti, ci mancherebbe. In primis il fatto che il suo percorso sia ancora all'inizio e non senza nei: due esoneri nelle prime due esperienze. Anche se diversi tra loro: alla Spal fece male, alla Roma invece aveva iniziato benissimo (nella sua prima stagione ha avuto una media punti in linea con quella attuale di Gasperini) poi l'inizio balbettante nella stagione successiva e un esonero precoce, probabilmente immeritato. L'annata al Genoa, seppur ottima, basta ad elevarlo ad allenatore ideale a cui affidare una ripartenza ambiziosa? Difficile dirlo, ma è un profilo che merita considerazione. Parecchia.
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