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Paratici, faccia da poker: ecco perché tanta fretta

Fabio Paratici
Il mercato calcistico è come un grande torneo di poker. Bisogna essere abili a mascherare il bluff e valutare la mano migliore
Massimo Sandrelli

Fabio Paratici è scatenato. Appare come il vero protagonista del mercato. Soprattutto si muove con giudizio. Le squadre si costruiscono dalla difesa e lui ha già messo dei punti fermi: due centrali Radu Dragusin (prestito dal Tottenham e ex Juventus) rumeno e Viery Fernandes Santos Lopes brasiliano (15 milioni dal Gremio). Due “marcantoni” di centonovanta centimetri che dovrebbero assicurare una copertura “aerea” essenziale per una difesa, quella viola, sempre in sofferenza negli ultimi anni. Poi un terzino destro spagnolo, Alex Jimenez che (a parte qualche problemuccio sconveniente) potrebbe sostituire Dodo’. Se arrivasse anche lo spagnolo argentino Oso (esterno sinistro veloce) si potrebbe davvero intravedere la nuova fisionomia del reparto arretrato.

Campo libero per le cessioni

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Poi c’è Arthur Atta, centrocampista francese di copertura e gran talento. Qualcuno si chiede perché tanta fretta. Paratici sa che deve smaltire molte eccedenze sia come numero che come monte ingaggi quindi ha cercato di creare i presupposti per vendere in modo avveduto. I nuovi sono la base da cui ripartire ma soprattutto un modo per voltare pagina. Così potrà meglio valutare chi e come, dei vecchi, sarà opportuno che rimanga. Le questioni aperte non mancano. De Gea, Dodo’, gli altri difensori come Pongracic, Comuzzo, Ranieri, Gosens. Deve essere valutata la vicenda Fagioli, poi Brescianini e Fazzini. Infine in attacco c’è da capire se scommettere ancora su Kean oppure no, mentre la partenza

di Piccoli appare quasi inevitabile.

Come a un torneo di poker

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Insomma il lavoro non manca ma le linee guida paiono interessanti. La fisicità di una squadra è essenziale. Gianni Mura scriveva: non si può continuare con la “fanteria giapponese”. Oggi le squadre “fisiche” hanno più futuro. Investire su giovani talenti è un altro principio assolutamente condivisibile. I giovani sono “scommesse” più convenienti. Il margine di miglioramento mette la società al riparo da rovinose “minusvalenze” di bilancio oltre ad un saggio contenimento del monte ingaggi. Certo, l’attivismo di Paratici comporta anche qualche rischio. Le altre società aspetteranno prima di mostrare il proprio interesse verso i partenti della società viola. E qui si vedrà tutto il valore di Paratici. Il mercato calcistico è come un grande torneo di poker. Bisogna essere abili a mascherare il bluff e valutare la mano migliore. Paratici oltre al mestiere, può contare su una valente collaborazione di scouting. Sembra capace di anticipare la concorrenza puntando su giocatori emergenti. Insomma, la società ha finalmente una politica giusta per far bene calcio. Se fosse vero sarebbe una grossa e piacevole novità.