Fino a un certo punto dell'estate Mandas era in pole position per rimpiazzare De Gea. Lo spartiacque di luglio, le statistiche a confronto e una riflessione
Fiorentina, ci hai tolto anche la rabbia... Il prossimo allenatore dovrà essere un top
L'esito del campo offre spesso spunti di riflessione colmi di "senno di poi". Mentre la Lazio vola in vetta alla Serie A a quota 19 punti insieme all'Inter, forte del netto 0-3 calato in casa della Juventus e dell'ennesimo clean sheet di Christos Mandas, in casa Fiorentina il bilancio difensivo fatica a trovare stabilità. Un contrasto stridente se si ripensa alle dinamiche di mercato dello scorso giugno, quando il classe 2001 greco rappresentava l'obiettivo prioritario della dirigenza viola per raccogliere l'eredità di David De Gea.
Lo spartiacque di luglio e il taglio del monte ingaggi
A inizio estate, la strategia della Fiorentina appariva chiara: razionalizzare la struttura salariale alleggerendo i contratti più onerosi. Una politica rigorosa che ha portato agli addii di profili pesanti a bilancio: Robin Gosens, tagliato dal progetto; Moise Kean, ceduto al Como a fronte di un'offerta ritenuta congrua; e Rolando Mandragora, spinto verso Torino alla prima proposta concreta.
In questo quadro si inseriva la posizione di David De Gea, legato ai viola fino al 2028 con un ingaggio imponente: 5,6 milioni di euro fissi lordi che, sommati a 1,4 milioni di bonus, toccano una quota complessiva vicina ai 7 milioni lordi. A metà giugno, con l'addio dello spagnolo che sembrava uno scenario concreto, Fabio Paratici aveva sondato con decisione la pista Mandas. Il portiere greco, reduce dall'esperienza al Bournemouth e desideroso di una maglia da titolare, vedeva nella Fiorentina una destinazione gradita, attirando nel contempo anche l'interesse della Juventus.
Le statistiche a confronto
La svolta si è data il 13 luglio 2026, data che ha segnato ufficialmente la conferma di De Gea. Una decisione maturata attraverso una convergenza di valutazioni tecniche e concause di natura strategica.
I dati odierni descrivono due avvii di stagione diametralmente opposti per i due interpreti:
Christos Mandas
Valorizzato al massimo dalla gestione di Gattuso, il portiere ellenico ha incassato appena 4 reti. Le metriche avanzate evidenziano 4,4 gol evitati (secondo valore più alto del torneo) e un 87,5% di percentuale di parate. Con 4 salvataggi medi a partita su 90 minuti (secondo solo a Carnesecchi tra le compagini di alta classifica), Mandas si conferma pilastro attivo di una retroguardia solida.
David De Gea
Il rendimento dello spagnolo risente del momento di difficoltà generale del reparto arretrato viola (17 reti subite complessive). La statistica sui gol evitati registra un dato negativo di -3,4, a testimonianza di una resa condizionata dal volume e dalla pericolosità delle conclusioni concesse agli avversari, con una media di 3 interventi a gara. Pesa negativamente l'errore grossolano su Douvikas, pesa la respinta difettosa sull'1-0 di Osmajic a Genova e un paio di imprecisioni a Roma e contro il Frosinone.
Il fattore Joma e le concause della permanenza
Nella scelta di confermare lo spagnolo, un ruolo di rilievo, seppur indiretto, è stato giocato dalle valutazioni di natura commerciale. La presenza di De Gea come volto di punta durante il lancio delle nuove maglie, avvenuto nella prima settimana di luglio, aveva fornito un chiaro indizio sulle intenzioni del club e dello sponsor tecnico.
A fare chiarezza sull'impatto del profilo mediatico dello spagnolo è stato - lo scorso 9 luglio - Alessandro Annibale, responsabile commerciale di Joma Italia:
Sicuramente De Gea per noi è un testimonial molto importante. Lo abbiamo contrattualizzato successivamente al contatto con la Fiorentina, perché per noi diventa un ambassador del gruppo e nel mondo, data la quantità impressionante di persone che lo seguono. È una figura centrale su cui vogliamo costruire una partnership ancora più solida.
L'influenza del brand non va letta come un rapporto di causa-effetto diretto o un veto vincolante, bensì come un tassello inserito in un mosaico di valutazioni concorrenti. La permanenza di De Gea è stata il frutto di una serie di fattori combinati.
In primo luogo, ci sono ovviamente le valutazione tecniche interne di dirigenza e staff che hanno inciso maggiormente sulla scelte definitiva. A pesare è stata evidentemente la convinzione di poter fare affidamento per un'altra stagione sull'esperienza e sulla leadership del trentaseienne spagnolo, titolare di un contratto pluriennale.
Da citare è anche la volontà di Gattuso. Il tecnico ha sin da subito premuto per la permanenza del portiere greco. Lotito, dalla sua, avrebbe verosimilmente valutato la cessione dinanzi ad un'offerta adeguata (in estate da circa 15 milioni), offerta che però non è arrivata per la gioia dell'ex ct.
Infine, perché non considerare le questioni commerciali? Ovvero la convergenza con le strategie di Joma, che vedeva nello spagnolo un veicolo di visibilità globale per il marchio.
Un insieme di concause che ha portato la Fiorentina a far decadere l'interesse per Mandas, lasciando il portiere greco a Roma dove oggi rappresenta una delle rivelazioni del campionato. Ma qui concedeteci, se vi interessa, di lasciarci andare ad una riflessione.
De Gea oggi vale veramente meno di Mandas?
Oggi la domanda da porsi forse è: De Gea è più un leader morale o un leader tecnico? I dati e le ultime prestazioni ci obbligano a porci questi quesiti. La tendenza ad alternare grandi parate a errori grossolani è sempre stata una costante della sua carriera; ma oggi, alla soglia dei 36 anni, questa discontinuità rischia di accentuarsi ulteriormente esponendo la Fiorentina a rischi forse non adeguatamente calcolati.
Mandas sarebbe stato la soluzione? Non verosimilmente. Il greco avrebbe sì portato freschezza e qualità importanti, ma le difficoltà difensive della Fiorentina non si sarebbero risolte. Le vere fragilità risiedono altrove, o almeno, non solo nella questione portiere. Il rischio per Mandas sarebbe stato quello di finire nel vortice dei "Non è ancora pronto" che associa i vari Oulai, Viery e Valdepenas. Giocatori dalle indubbie qualità ma ancora palesemente fuori contesto e non valorizzati a dovere. E' il contesto a fare i calciatori e la Lazio ne è un esempio concreto. E' probabilmente questo ciò che manca effettivamente alla Fiorentina: una struttura adeguata alle caratteristiche dei propri interpreti. Questo ci aiuta a certificare il fatto che il solo Mandas non sarebbe bastato a risollevare la Fiorentina. Un semplice avvicendamento tra i pali non avrebbe potuto, in ogni caso, risolvere i problemi. Non funziona così e parlare col senno del poi è fin troppo semplice.
Togliere De Gea alla Fiorentina - tralasciando per un attimo le questioni di campo - avrebbe spalancato ancora di più le porte a critiche circa la troppa inesperienza della squadra e si sarebbero create crociate, come in parte sta già accadendo, per il ritorno di interpreti più "d'esperienza". La squadra si sarebbe dunque più esposta all'etichetta di "squadra novellina".
De Gea, nelle menti della società, avrebbe forse dovuto rappresentare proprio quella base solida, tecnica e di leadership, da cui ripartire. Il trait d'union tra allenatore e giocatori, come l'età certifica. Quel che Modric è per il Milan e De Bruyne (più sotto l'aspetto tecnico, viste le questioni di posizione con Allegri) è per il Napoli. Tutto si è complicato nel momento in cui quella base si è dimostrata più traballante che solida.
Per rivoluzionare, come è stato effettivamente fatto, servono garanzie e precauzioni. De Gea forse era una di quelle, per non dire l'unica. Nel solo Vanoli si sono dunque moltiplicate tutte le responsabilità del caso. Ovvero quelle di dover far maturare la squadra sia in campo che fuori. "Devo costruire un futuro", ha detto non a caso in conferenza stampa.
Ritrovare De Gea vorrebbe dire ritrovare qualità tecniche e personalità. I grandi spogliatoi pullulano di profili di spessore, di leader in grado di trainare la squadra anche nei momenti di difficoltà. L'Inter, che la Fiorentina affronterà a breve, ne è un esempio. Anche le recenti uscite di Bremer e Rabiot, seppur non del tutto adeguate perché avvenute pubblicamente, dimostrano indirettamente quanto giocatori di questo calibro possano servire per dare una scossa emotiva alla squadra. Il De Gea di oggi può bastare alla Fiorentina? Probabilmente no. Si ripongono quindi in Vanoli le speranze di comprimere i tempi e di far diventare quei famosi "due mesi e mezzo" in uno o meno. Riavere De Gea sarebbe già un primo passo importante perché aiuterebbe sia le prestazioni della squadra che la fiducia del gruppo a direzionarsi sui giusti binari. Mandas sarebbe bastato? Magari sì, ma forse questa Fiorentina ha bisogno del vero De Gea più di quanto si pensi.
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