Un'annata da ricordare, ma senza Scudetto. Di Livio, tra rimpianti ed il legame con Firenze
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Angelo Di Livio rappresenta un pezzo di storia viola, nonostante il suo passato bianconero. L'ex calciatore ha parlato al Tirreno, ecco le sue dichiarazioni:
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«Per me sono come due padri. Al Trap piacciono molto i giocatori diligenti: quelli che sanno gestire bene il pallone e hanno un rendimento costante. Nei suoi confronti nutro un sentimento di affetto e riconoscenza per quanto ha saputo darmi: mi ha fatto esordire in A nella trasferta all'Olimpico contro la mia Roma, mi ha voluto a Firenze dove, se Edmundo non se ne fosse andato al Carnevale di Rio, probabilmente avremmo vinto lo scudetto.È tra i pochi con un passato in bianconero adorato dal tifosi viola...
«L'inizio non è stato semplice. I"gobbi" sono mal digeriti a Firenze e gli sportivi mi accolsero con freddezza.Credo di averli conquistati giorno dopo giorno con fatica e impegno. È nata una forte empatia e una fiducia mai venuta meno. Per la Fiorentina sono sceso in C2. Vissi il fallimento con grande rabbia e profonda delusione e resto ancora convinto che il crac societario si sarebbe potuto evitare. Sposare il progetto della Florentia Viola era un dovere morale: non ne facevo una questione di soldi, dovevo restituire qualcosa a una città che mi aveva coccolato e in cui vivevo da dio. È stato un orgoglio e un onore aver indossato la fascia di capitano riportando la squadra in A dove nel 2005 a 38 anni ho disputato la mia ultima stagione. Quando torno a Firenze ricevo sempre grandi accoglienze perché mi considerano uno di loro».
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