"Il centenario? Avevo degli improrogabili impegni familiari a Lipari"
VIDEO - Vanoli: "Questi giovani mi entusiasmano. Guardate Mastantuono"
Christian Riganò è stato intervistato dal Corriere Fiorentino. Ecco le sue parole sul momento della Fiorentina ma non solo:
Christian Riganò, tutta la Firenze viola si è chiesta come mai non fosse presente alla festa del Centenario.
«Ringrazio il Corriere Fiorentino per avermi dato l’opportunità di chiarire una volta per tutte quello che è diventato un equivoco: avevo degli improrogabili impegni familiari a Lipari. Siamo sette fratelli, uno è tornato apposta dalla Germania e non potevamo spostare la data per risolvere una nostra situazione».
Nessun problema, quindi, con la Fiorentina?
«Stiamo scherzando? Assolutamente no. I rapporti sono ottimi, tanto che, non vedendomi presente nella lista, il giorno prima mi ha scritto personalmente il direttore generale Ferrari. Per me la maglia viola e la città sono qualcosa di unico. Se Antognoni ha detto che per lui girare per Firenze è come se fosse sempre Natale, ecco, per me è come se fosse sempre Capodanno. Ho indossato questa maglia solo per tre anni, anche se avrei voluto che fossero di più, ma per i tifosi è come se ci fossi sempre stato».
Parliamo di centravanti: Pellegrino o Beto?
«Intanto l’importante è che facciano gol e l’argentino è partito bene. Preferisco però Beto perché, oltre a essere come Pellegrino abile nel gioco aereo, mi dà più fiducia in contropiede per la sua velocità. Intanto, però, facciamo arrivare più palloni possibile in area, meglio ancora se dalle fasce».
Sorpreso da Mastantuono?
«No, non dimentichiamoci che arriva dal Real Madrid».
Anche il suo vecchio compagno Portillo veniva da quelle parti…
«Sono situazioni completamente diverse. Mastantuono è stato pagato come un futuro campione e a Venezia ha dimostrato di avere i numeri per confermare le previsioni di chi crede in lui. Nelle prime partite non aveva impressionato, adesso le cose sono cambiate. Portillo era un giovane della cantera, con un bagaglio tecnico nettamente inferiore».
Che idea si è fatto del cambio Grosso-Vanoli?
«Faccio una premessa: dopo tante stagioni in cui si scommetteva su un tecnico da valorizzare, con l’eccezione purtroppo negativa di Pioli, speravo che la Fiorentina scegliesse un allenatore già affermato, capace di dare una propria impronta di gioco alla squadra. Sarri sarebbe stato l’ideale, ma questa è una storia vecchia e credo che Maurizio non lo vedremo mai a Firenze».
Quindi Grosso era un azzardo?
«Aveva fatto bene a Sassuolo e Paratici ci credeva, ma il direttore ha scelto, secondo me, la strada migliore per chiudere una situazione che poteva diventare ingestibile. Se cambio doveva essere, è stato meglio agire il prima possibile. Non credo, però, che con cinque allenamenti Vanoli abbia potuto rivoluzionare la Fiorentina».
Lo avrebbe tenuto alla fine della scorsa stagione?
«Diciamo la verità: di gioco ne abbiamo visto poco, ma il girone di ritorno è stato davvero eccellente in termini di risultati. È un po’ difficile immaginare che quella fiducia che non c’era a maggio sia arrivata tutta insieme quattro mesi dopo, ma il calcio è strano e regala sempre sorprese. Adesso tocca a Vanoli dimostrare quanto vale, anche perché ha detto che la rosa gli piace: lo aspettiamo partita dopo partita. Già domenica contro il Napoli sarà un banco di prova molto interessante per capire le ambizioni viola. Resto fiducioso nelle possibilità di disputare un bel campionato, ma in questa mia speranza c’è molto del tifoso».
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