"Mi piacerebbe tornare per finire il lavoro che ho iniziato". Così Raffaele Palladino ha parlato in conferenza stampa del suo rapporto con Firenze e la Fiorentina. L'allenatore dell'Atalanta lascerà Bergamo e queste parole, per alcuni, suonano come una candidatura per la panchina viola. Giampaolo Marchini, sulle pagine della Nazione, ha criticato l'atteggiamento del tecnico campano:

La Nazione
Nazione attacca Palladino: “Caduta di stile! Il silenzio vale più di mille parole”
Palladino
—Il detto “il silenzio vale più di mille parole” calza a pennello per il post-partita di venerdì sera, quando Raffaele Palladino ha clamorosamente confuso il tempismo con l’opportunismo. Per comprendere l’amarezza della vicenda bisogna riavvolgere il nastro al maggio 2025. All’epoca, il patron Rocco Commisso blindò pubblicamente il tecnico con la sua solita verace passionalità: “Per me Raffaele è come un figlio”. La risposta del “figlio”? Dimissioni immediate, che lasciarono la società di stucco e la piazza nel caos
Fiorentina
—Le sue ultime dichiarazioni non suonano quindi come un tributo a Firenze, ma come il tentativo tardivo di anestetizzare il rimorso per una scelta di pura convenienza. Più che una sviolinata diplomatica, il suo intervento è sembrato un regolamento di conti emotivo con una tifoseria mai del tutto conquistata, i cui cori ostili dimostrano che il passato non si cancella. Debole anche la tesi del cambio societario, dato che l’unico addio è stato quello di Daniele Pradè
Futuro
—L’uscita è apparsa decisamente fuori tempo e fuori contesto, soprattutto mentre Firenze si interroga sul futuro di Paolo Vanoli. Quest’ultimo, al di là dei malintesi sui 65 punti complessivi (con il miglior Kean), nel girone di ritorno ha conquistato 29 punti praticamente senza il miglior Kean: appena uno in meno rispetto ai 30 ottenuti dallo stesso Palladino alla guida dell’Atalanta. Nessuno mette in discussione il valore tattico dell’allenatore campano, ma la sua caduta di stile appare evidente
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