L'evidente crescita del centrocampista viola
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La Gazzetta dello Sport dedica un approfondimento sui giovani italiani partendo dal grande gol di Cher Ndour contro la Polonia. Il commento:
Un anno fa Cher Ndour non riusciva a passare il pallone al compagno più vicino. Ieri ha segnato un gol maradoniano punendo l'avventato portiere polacco da settantacinque metri. Una metamorfosi spiegata in due parole: fiducia e divertimento. Ndour sapeva giocare anche prima, ma scendeva in campo marcato dalle sue stesse preoccupazioni. Ansia da prestazione: un avversario insuperabile come il Cannavaro del 2006. La partita dell'Under 21 ci ha lasciato un sapore dolce in bocca non tanto per il punteggio largo e nemmeno per la qualificazione all'Europeo, ma per il modo in cui sono arrivati quasi tutti i gol: dribbling, fantasia, inserimenti senza palla, immaginazione. Abbiamo passato anni a ripeterci che siamo scarsi, che non abbiamo campioni. Ci siamo persi dietro a spiegazioni più o meno plausibili, ma la realtà è che il rendimento è stato inferiore alle potenzialità e che i buoni risultati ottenuti saltuariamente dalle nazionali giovanili avevano già mandato qualche segnale. Non nascono più i Maldini, i Baggio, i Totti, i Del Piero, i Pirlo? Forse, con una postilla: magari qualcuno è pure nato, ma poi non è cresciuto perché il sistema calcio in Italia è profondamente diverso dagli anni Ottanta e Novanta e a risentirne sono soprattutto i settori giovanili delle squadre provinciali di B e C, con un conseguente problema nello svezzamento di potenziali campioni. Ma pure qui ci sono ragazzi che sanno giocare a pallone.
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