Intervenuto ai microfoni di Lady Radio, Roberto Ripa, ex difensore e dirigente viola, ha analizzato con lucidità il momento della Fiorentina, soffermandosi sugli scontri diretti, sulla fase difensiva e sull’inserimento dei nuovi acquisti. Queste le sue parole:
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VIOLA NEWS news viola radio e tv Ripa: “Negli scontri diretti non puoi sbagliare. Su Kean serve chiarezza”
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Ripa: “Negli scontri diretti non puoi sbagliare. Su Kean serve chiarezza”
Ripa a Lady Radio analizza il ko viola: errori difensivi, gestione dei nuovi e occasioni perse negli scontri diretti.
Nelle partite chiave la Fiorentina ha lasciato troppi punti per strada: esclusa la Cremonese, ha perso contro Lecce, Verona, Sassuolo e Parma. Contro il Cagliari c’era l’occasione di riavvicinare una diretta concorrente, portandola a due punti. Invece ora il distacco è salito a otto. Sono gare che non puoi permetterti di perdere, perché servono anche a tenere coinvolte altre squadre. Il Cagliari ora può concedersi qualche errore, la Fiorentina no. Fino a sei o sette partite fa mancava lo spirito giusto: si perdeva e spesso si meritava di perdere. Non c’erano segnali positivi. Oggi l’atteggiamento è cambiato, ma proprio per questo diventa ancora più grave concedere vantaggi agli altri. In certe situazioni devi almeno restare in equilibrio, perché la testa fa sempre la differenza.
La partita col Cagliari
—Dal punto di vista tecnico, soprattutto in difesa, ho visto diverse difficoltà. Comuzzo, in particolare, mi è sembrato poco coraggioso: in fase di costruzione ha cercato la verticalizzazione solo una volta all’inizio. Dopo una ripartenza subita, sia lui che Pongracic si sono abbassati mentalmente. Fagioli era costantemente marcato, mentre Comuzzo spesso restava libero senza sfruttarlo: questo mi ha colpito negativamente. Dodò ha svolto il suo compito, mentre Gosens ha sofferto anche per la qualità dell’avversario diretto. Nonostante lo 0-2, la Fiorentina ha provato a rendere la partita complicata al Cagliari, continuando a produrre gioco. Qualche occasione in più poteva essere sfruttata, ma la sconfitta resta pesante e ti penalizza.
Gli acquisti di gennaio
—I nuovi sono arrivati da alcune settimane e vanno considerati all’interno di un progetto preciso: se giocatori come Fabbian o Brescianini sono stati presi, significa che c’è un’idea. Solomon stava dando qualcosa in più perché permetteva alla squadra di creare superiorità numerica, cambiando l’inerzia delle azioni offensive. L’ingresso di Harrison a sinistra nasceva proprio dal buon rendimento di Solomon a destra. Con l’uscita di Solomon e l’ingresso di Fortini, però, Harrison è stato spostato sull’altra fascia con risultati inferiori. Apprezzo comunque il coraggio di Vanoli nel togliere Gosens per Harrison, ma a quel punto bisognava insistere: Fortini non ha l’uno contro uno, mentre Harrison poteva garantire continuità e spinta. Nelle prossime partite mi aspetto di vedere più spazio per questi giocatori, anche dall’inizio. Solomon ha già giocato titolare, forse l’idea è inserirli gradualmente. Personalmente avrei scelto Brescianini dall’inizio, al posto di Ndour o anche di Mandragora, soprattutto ora che si entra in un periodo con impegni ogni tre giorni.
Kean
—Su Kean bisogna fare chiarezza. Se c’è un infortunio, va certificato. Anche quando ha segnato entrando negli ultimi minuti, lo stesso Vanoli aveva spiegato che inizialmente non avrebbe dovuto nemmeno convocarlo. Nelle partite successive, però, questo principio non è stato seguito. I fatti dicono che l’allenatore lo ha tenuto fuori perché non stava bene. In tutte le società in cui ho lavorato esiste una procedura precisa: il report medico si fa il martedì per valutare chi ha avuto problemi fisici e il venerdì per capire chi è realmente disponibile per la partita. Qui questo passaggio non è avvenuto. Prima delle convocazioni deve esserci sempre un quadro chiaro. Anche nel rispetto della privacy, si può comunicare che si tratta di una questione medica. Se poi c’è altro, spetta alla società dirlo. Ma è fondamentale che la comunicazione sia coerente. Gli errori possono capitare, fa parte del lavoro. Si possono anche gestire, ma serve una linea chiara. Non è necessario spiegare nel dettaglio cosa abbia un calciatore, basta far capire la situazione. Altrimenti si lascia spazio a sospetti che, probabilmente, non c’entrano nulla.
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