Pantaleo Corvino ha parlato oggi a Radio Bruno. Le sue parole sull'esperienza a Firenze.
Vinciguerra: "L'importanza del Marchese Ridolfi nella nascita della Fiorentina"
L'ex Direttore Sportivo della Fiorentina Pantaleo Corvino è stato intervistato dal Direttore del Pentasport di Radio Bruno David Guetta (che ha intervistato anche Pradè). Ecco un'anticipazione dell'intervista che andrà in onda integralmente stasera durante il Pentasport.
Firenze l'ho sempre avuta nel cuore, fin da ragazzo, quando mio padre aveva la passione verso la Fiorentina. A furia di sentirgli cantare l'inno viola, mi "contagiò". Aveva fatto il militare a Firenze, e si portò dietro l'amore verso questa città. Quando avevo nove anni mi portò anche a vedere, partendo da Lecce, Bari-Fiorentina, dove vinse la Viola nei minuti finali. Sono anni che mi hanno condizionato, anche per l'eredità che mi ha lasciato. Ogni partita della Fiorentina mi riporta a Firenze. In quei 7 anni la prima chiamata era sempre la sua. Sabato verrò per vedere i festeggiamenti del Centenario, per salutare Firenze.
Sull'esperienza a Firenze
Firenze mi ha formato. E' una città identitaria verso la propria squadra. Lecce? 14 anni nella "Firenze del sud" e 10 nella "Firenze del nord" mi hanno formato e fatto crescere fortemente a livello calcistico e umano. In questo lavoro le critiche le devi accettare. a Firenze ho sempre cercato di dare il massimo che potevo. Quando ami qualcosa dai sempre di più. Per me Firenze non è stato solo un ricordo, ma la sento come la città a cui ho voluto bene e tutt'ora glielo voglio, perché insieme abbiamo costruito, vinto, perso ecc... Quando vengo a Firenze mi sento sempre a casa. Spero di esser ricordato per il grande impegno che ci ho messo per costuire una squadra che rispecchiasse il valore della Fiorentina.
Sulla scelta di Prandelli
Ero convinto che fosse la scelta giusta per quello che doveva essere il progetto in mente con la famiglia Della Valle e i risultati ci dettero ragione.
Sulle stagioni
La stagione che mi porto nel cuore forse è la prima, perché c'era da fare un lavoro importante, con visione e un'idea ben precisa. C'era da rinnovare tanto. Fu una stagione impegnativa, che mi portò molti notti insonni.
Le sue parole sulla Champions
In quel periodo venivo preso come un distruttore di sogni, ma anche io come tutti i tifosi sono un sognatore. Però, quando sei un addetto ai lavori devi restare con i piedi per terra. Quel quarto posto è stato importante, così come gli anni successivi con la Champions. Ci sono stati tanti momenti belli. Col tempo capisci che fa parte del dna fiorentino.
Toni o Vlahovic?
Toni fu la prima scarpa d'oro italiana, con 31 gol. Vlahovic è stata una cessione spettacolare. Non posso scegliere, sono stati come figli.
Su grandi acquisti mancati
Acquisto mancato che mi ha fatto mangiare le mani? In quel periodo di Champions, dove si sfiorava il secondo posto, mi vengono in mente gli acquisti mancati di Ivanovic del Chelsea, con carte già fatte, e l'altro fu Vidal, che la mattina alle 7 venne a casa mia per firmare il contratto, dopo che era già stato firmato tutti con il Bayer Leverkusen. Infine, quello di Vidic. Il motivo per cui non sono arrivati? Preferisco portarlo con me.
Scarica la nuova app Viola News
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti
Tutti
Leggi altri commenti