"Una squadra come la nostra che sta lottando per la salvezza... perdere punti al 90', è normale che ti viene la paura sul 2 a 1". In effetti al gol di Fabbian (curioso, quando è entrato più di qualcuno ha pensato "ecco, nemmeno quotato che ci segna quello che stiamo trattando", compreso chi scrive) abbiamo rivisto i fantasmi di Lazio e Milan. Un terzo pareggio nel finale, pur di per sé un risultato accettabile, avrebbe suonato come una sconfitta, e invece ecco la prima vittoria in trasferta in Serie A.

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Oltre la paura c’è un orizzonte nuovo: a Commisso si può dedicare più di qualcosa
E guai ad aggrapparsi alla crisi del Bologna per sminuire: sì, la squadra di Italiano è in flessione e prima di giovedì non vinceva da 54 giorni, ma proprio contro il Verona erano arrivati segnali di forte ripresa, spenti quest'oggi dalla banda-Vanoli. Che, in maniera interessante, ha scelto di tenere gli equilibri trovati invece di inserire subito Brescianini e Solomon, utili a gara in corso in queste prime loro uscite in viola. Ci sarà tempo per lavorare al loro inserimento, se i risultati sono quelli avuti con la resa generale allora va bene aspettare un altro mese e mezzo come tra inizio novembre e metà dicembre. Tanta pazienza, ma alla fine cose fatte per bene.
La propulsione, inevitabilmente, arrivava e arriverà anche dalla voglia di dedicare dei risultati alla memoria del presidente Commisso. Come già successo, tristemente, la perdita di una persona cara può avere un effetto particolare sul gruppo che la subisce. Pensiamo alle vittorie che hanno fatto seguito alla scomparsa di Davide Astori nel 2018. Certo, non c'è una regola, perché quando è successo a Joe Barone sono seguite due sconfitte contro Milan e Juventus, ma poi i viola allora di Italiano non hanno più perso dal 7 aprile fino alla maledetta finale di Atene in Conference League.
Da Italiano a Italiano, contro il tecnico di Ribera e il suo Bologna è arrivato il quinto risultato utile nelle ultime sei partite, il quarto consecutivo nel 2026. Questo andamento comincia a certificare uno stato di ripresa che ha bisogno soltanto di scrollarsi di dosso la paura nei finali di gara di cui parla Vanoli per essere riconosciuto come guarigione vera e propria. Il lavoro del tecnico e del gruppo squadra converge con quello dell'area mercato, sospinta da Paratici in arrivo a febbraio, e con un aiuto da parte del calendario, che invece che a inizio dicembre ha piazzato l'ottavo di finale secco di Coppa Italia contro il Como a fine gennaio. Se si fosse giocato un mese fa, non ci sarebbe stato scampo. Invece il 27 gennaio i lariani arriveranno a Firenze e troveranno un avversario assolutamente credibile, aggiustato con nuovi innesti e rinfrancato nella testa e nel fisico.
Ricordiamo che chi vince la Coppa Italia va in Europa League, e lo stesso vale per la Conference League. Ma diversamente dalla Conference, che vede la Fiorentina ai playoff, in Coppa Italia ci sono appena quattro partite sul percorso verso la finale: ottavi e quarti in gara secca e poi semifinali andata e ritorno. In Europa invece sono il doppio, otto, tutte sul doppio confronto. De Gea e compagni possono pensare a mettere al sicuro la categoria (cosa da non dare per fatta, non ancora almeno) in un campionato ormai compromesso e poi, se riusciranno a completare il loro percorso verso la guarigione definitiva, cercare di dedicare a Commisso più di quel qualcosa di cui ha parlato Ferrari prima della partita di oggi. Perché una Fiorentina in salute, in un contesto di eliminazione diretta, ha tutte le carte in regola per trasformare un incubo in una storia incredibile.
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