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Conference, è stato bello ma non era “giusto”. Senza coppe si punti all’Europa League
C'è una canzone di Kygo con Sandro Cavazza, abbastanza recente, che si chiama Happy now, che fa: "You and me, it was good but it wasn't right / And it'll be hard, but I know I will make it out / Step by step, I'll move on and get on with life / So I let go, and I hope you’ll be happy now". Tradotto: "Tu ed io, è stato bello ma non era giusto / E sarà difficile, ma ne uscirò / Passo dopo passo, andrò avanti e continuerò la mia vita / Quindi ho lasciato andare, e spero che tu ora sia felice".
Già, cara Conference. È stato bello. E chi scrive le poche righe di questa rubrica per l'ultima volta di giovedì per almeno un anno e mezzo da domani, è stranamente emozionato. Abbiamo esultato, ci siamo disperati, tanti di noi giornalisti un pochino più giovani hanno imparato a scoprire l'Europa. In senso geografico, non solo calcistico. Un caleidoscopio di immagini, dal freddo di Riga e di Edimburgo alle bollenti Atene e Siviglia, dal clima atlantico di Braga e Vitoria agli angoli quasi asiatici di Sivas e Nicosia. Questi quattro anni, al seguito di Vincenzo Italiano, Raffaele Palladino, Stefano Pioli e Paolo Vanoli, sono stati davvero un bel viaggio.
E alla fine ci fa pure piacere, per un puro vezzo, che l'ultima partita di questo ciclo, la sessantesima (cifra tonda, perfetto per quelli che, per intenderci, tengono il volume del televisore sullo 0 o sul 5 della decina desiderata) si sia conclusa con una pur inutile vittoria. Fiorentina-Crystal Palace 2-1 ha reso onore ad un percorso dissestato, barcollante, faticoso, in linea col campionato. Ma non per questo indegno, non dopo la partita di ritorno di questi quarti di finale. Peccato per l'andata, peccato aver preso la squadra inglese così presto. Sarà strano sentir partire l'inno, quel "Ooooooooooooh, oh-oh-oh-oh-oh-oh" (che a Roma tempo fa hanno reinterpretato in maniera geniale con parole che non possiamo riportare) senza che dopo scendano in campo i nostri. Ma come dice Kygo: è stato bello, ma non era giusto. Non è cosa, non è il momento, per la Fiorentina e la Conference League.
Lo sarà al più presto tra due anni. Ma vogliamo essere - forse troppo? Permettetecelo, sperare non costa nulla - ottimisti: con un'estate per rifondare, partendo fin da subito con la linea imposta da Paratici (competenza, almeno sulla carta), con una stagione senza coppe europee (vantaggio energetico rispetto alla maggior parte della concorrenza) e soprattutto con quel po' di fortuna che spesso è mancata in questo quadriennio, la Fiorentina può puntare a fare il doppio salto e assaltare le piazze che valgono l'Europa League. O anche la vittoria della Coppa Italia, che porta nella stessa direzione. Vero, il Como si è messo in mezzo e quindi c'è un altro pesce grosso in un laghetto già affollato, ma avrà il triplo impegno per la prima volta nella sua storia e per questo rappresenterà un'incognita. La dimensione del club viola è tornata a ridursi, eppure nulla vieta di invertire subito questo processo, come hanno fatto prima il Napoli e poi il Milan negli ultimi due anni. Il salto di Conte e Allegri è stato e probabilmente sarà triplo, da zero coppe alla Champions: per il prossimo (nuovo o no? Vanoli sembra parlare come uno che è convinto di restare) allenatore gigliato ci "accontenteremmo" di quello doppio. Intanto alla prossima, Conference. Un giorno, presto o tardi, torneremo comunque a prenderti.
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