Viola News
I migliori video scelti dal nostro canale

VIOLA NEWS esclusive shot on target Cerchi chiusi, niente cambi (quasi) e tenuta finale: formula salvezza alla prova del 9

esclusive

Cerchi chiusi, niente cambi (quasi) e tenuta finale: formula salvezza alla prova del 9

Cerchi chiusi, niente cambi (quasi) e tenuta finale: formula salvezza alla prova del 9 - immagine 1
L'analisi sulla vittoria importantissima colta dalla Fiorentina sul campo del Como
Federico Targetti
Federico Targetti Caporedattore 

Abbiamo apprezzato, già prima del calcio d'inizio, il metodo Stanislavskij di Vanoli che si è calato nella parte dell'allenatore da lotta salvezza indossando uno iachiniano cappellino a Como, e in effetti è proprio una prestazione da elmetto e baionetta che ha tirato fuori il tecnico ex Torino dai suoi. Una partita giocata con attenzione da tutti e undici gli interpreti, tanto che non c'è stato bisogno di fare cambi se non un paio nel finale, più per far scorrere secondi e magari aggiungere centimetri senza cambiare modulo che non per altro.

Se per consolare Baggio nel '94 si diceva che i rigori li sbaglia solo chi li tira, oggi per elogiare Vanoli possiamo dire che i cambi li sbaglia solo chi li fa. Dopo tante critiche la scorsa settimana, la risposta giusta è arrivata nel non mettere quasi per nulla mano alla panchina, nemmeno di fronte alle noie fisiche di Solomon a inizio partita. L'israeliano, sotto antidolorifici, ha giocato tutti i 90 minuti e dato il proprio contributo da ala con Harrison, una coppia che sta dando segnali apprezzabili e allargando, in senso letterale e figurato, gli orizzonti verso il finale di stagione.

Quella contro il Como è stata anche la partita dei cerchi chiusi: quello dell'ormai ex capitano Ranieri, rilanciato a causa dell'appannamento di Comuzzo e autore di una prestazione tra le migliori da svariati mesi a questa parte. Fino a quando Rugani non sarà a disposizione, la sua candidatura è fortissima. Ma anche quello aperto a Reggio Emilia da Mandragora e Kean, che ha portato all'alterco a distanza tra Gudmundsson e Vanoli e aperto crepe forse mai chiuse almeno fino al rigore lasciato dal numero 8 al compagno al Sinigaglia. Il messaggio del post partita sembra seppellire definitivamente l'ascia di guerra.

Che dire poi? Grandissime prestazioni di Fagioli (MVP anche per la Lega Serie A) e Parisi, al netto dello sfortunato autogol e del solito teatrino con simulazione finale nel quale cade un po' troppo spesso. I complimenti pubblici di Fabregas sono il fiore all'occhiello di una stagione inversamente proporzionale rispetto a quella della maggior parte dei suoi compagni. Infine, finalmente una partita che la Fiorentina non butta via nel finale, nonostante il duro colpo dell'autorete in un momento in cui il Como faticava a rendersi pericoloso. Questa volta, i viola sono stati bravi a buttarla sui nervi, facendo perdere la testa ai più quotati avversari e portando a casa l'intera posta in palio.

Ora la prova del nove: questa vittoria, inaspettata e insperata, può essere una spallata notevole alla lotta salvezza, ma deve essere vidimata dalla successiva sfida contro il Pisa. Quella, sì, è da vincere in ogni caso, ma lo è a maggior ragione adesso: fare altri tre punti vorrebbe dire quasi appianare il dislivello fra i punti mancanti e le partite da giocare sulla tabella Ferrari (14 contro 12 in caso di vittoria su Tramoni e compagni, ora siamo a 17 contro 13); non battere i nerazzurri invece riporterebbe la Fiorentina alla casella di partenza, in un gioco dell'oca che fino ad ora si è fatto fin troppo pericoloso per essere divertente. E la Conference? Sta lì, va presa per quello che è: in questo momento devono giocare le alternative, Fabbian su tutti che ha bisogno comunque di sentirsi coinvolto, magari anche Comuzzo per non perderlo nuovamente. Uscire sarebbe un peccato, quest'anno non c'è nessun Chelsea, ma le priorità sono chiare. Se son rose, fioriranno anche con qualche titolare in meno per questi playoff.