Grosso senza il "due per ruolo", e ora? Chi sarebbe dovuto arrivare dal mercato e quale tipo di ruolo avrebbe avuto nella Fiorentina

Fabio Grosso conferena stampa

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Thorstvedt, l'indiziato numero uno

Il centrocampista norvegese è stato uno dei nomi più insistenti sul mercato viola durante l’estate. Non un semplice sondaggio, ma un’operazione seguita a lungo, con la Fiorentina che ha mantenuto vivi i contatti con il Sassuolo fino alle battute finali.

Thorstvedt conosce molto bene Fabio Grosso, avendolo avuto come allenatore nell’ultima stagione in Emilia. E proprio all’interno del sistema del tecnico piemontese il norvegese ha rappresentato una pedina importante.

La sue stagioni agli ordini di Grosso sono state infatti particolarmente prolifiche: 57 presenze complessive, 11 gol e 8 assist, per oltre 4.500 minuti disputati. Numeri che raccontano un centrocampista capace di incidere anche nell’ultimo terzo di campo, ma soprattutto di garantire corsa, fisicità e presenza nell’area avversaria.

Nel campionato disputato sotto la gestione Grosso ha confermato di essere una mezzala estremamente funzionale al gioco del tecnico. Un elemento in grado di accompagnare l’azione, inserirsi senza palla e contemporaneamente contribuire alla fase di non possesso.

Thorstvedt grafica

Un profilo diverso da Mandragora

L’eventuale arrivo di Thorstvedt non avrebbe significato una semplice sostituzione numerica di Mandragora. I due giocatori hanno caratteristiche differenti.

Mandragora garantiva maggiore qualità nella gestione del pallone, capacità di giocare in verticale, cambio di gioco e soprattutto una certa pericolosità dalla distanza. Thorstvedt, invece, avrebbe portato maggiore fisicità, quantità e capacità di attaccare gli spazi.

Il norvegese, dall’alto del suo 1,89 metri, avrebbe inoltre aggiunto centimetri a un centrocampo viola che, per caratteristiche di alcuni interpreti, non appare particolarmente strutturato fisicamente.

Anche i numeri della scorsa stagione evidenziano la sua predisposizione alla fase difensiva: circa un intercetto a partita, 1,4 contrasti vinti e 1,3 chiusure difensive di media, oltre a una buona percentuale nei duelli individuali.

Non sarebbe dunque stato il classico centrocampista incaricato di dettare i tempi della manovra. Piuttosto, una mezzala di quantità e inserimento, capace di svolgere un lavoro prezioso nelle due fasi.

Nel centrocampo a tre utilizzato da Grosso al Sassuolo, il norvegese aveva proprio questo compito: coniugare corsa, inserimenti e fisicità, mentre altri interpreti erano deputati maggiormente all'estro (Konè) e all’equilibrio (Matic).

Perché Grosso lo voleva

Il legame con l’allenatore è un elemento tutt’altro che secondario.

Grosso conosce Thorstvedt, ne conosce caratteristiche e margini di crescita e soprattutto sa quanto possa essere funzionale alla propria idea di calcio. Il suo inserimento avrebbe permesso di costruire quelle “coppie” per ruolo che il tecnico ha più volte indicato come necessarie per affrontare una stagione lunga.

Con Thorstvedt, la Fiorentina avrebbe avuto una soluzione ulteriore in mezzo al campo e soprattutto un interprete diverso rispetto a Fagioli, Ndour, Atta, Oulai e Brescianini.

Non necessariamente un titolare fisso, dunque, ma una pedina in grado di aumentare le alternative e modificare le caratteristiche del centrocampo a seconda dell’avversario.

E, considerando le difficoltà mostrate dalla Fiorentina nelle prime uscite stagionali, soprattutto nella protezione della difesa e nella capacità di mantenere equilibrio tra i reparti, un giocatore con queste caratteristiche avrebbe potuto rappresentare una risorsa importante.

L’operazione non è decollata: il Sassuolo chiedeva 15 milioni

La Fiorentina ha seguito Thorstvedt praticamente per tutta l’estate. Il giocatore aveva dato il proprio gradimento alla destinazione viola e, dopo una stagione da protagonista, aveva manifestato anche la volontà di valutare una nuova esperienza.

Il problema è stato soprattutto economico.

Il Sassuolo, nonostante il contratto con scadenza del 2027, ha mantenuto per il norvegese una valutazione intorno ai 15 milioni di euro. Una cifra considerata troppo elevata dalla Fiorentina, soprattutto in rapporto alla situazione contrattuale del giocatore.

L’incastro necessario era inoltre legato alle uscite. Prima di poter affondare realmente il colpo, il club viola avrebbe dovuto liberare spazio e risorse nel reparto. Sono arrivati gli addii di Fabbian e successivamente dello stesso Mandragora, ma il tempo a disposizione non è stato sufficiente per completare l’operazione.

Così, nonostante i contatti siano rimasti vivi fino alle ultime ore, il trasferimento non si è concretizzato.

E adesso la Fiorentina resta con cinque centrocampisti

La situazione attuale rende ancora più comprensibile la frase pronunciata da Grosso.

La Fiorentina può contare su Ndour, Atta, Oulai, Fagioli e Brescianini, ma senza quella profondità numerica che l’allenatore avrebbe voluto.

La qualità, almeno sulla carta, non manca. Il problema è la gestione di una stagione che vedrà il centrocampo.e i centrocampisti particolarmente sollecitati durante tutti gli impegni.

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