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Virgili a VN: “Sarri lo rimpiangono anche gli juventini. Per lui Firenze un sogno”

sarri virgili intervista
Aurelio Virgili, figlio del mitico Pecos Bill, parla della stagione della Fiorentina e del futuro del suo amico fraterno Maurizio Sarri
Filippo Caroli Redattore 

Non è un segreto che il legame tra la famiglia Virgili e i colori viola sia qualcosa di viscerale, un’eredità che parte dal mitico "Pecos Bill" e arriva fino ai giorni nostri. Ma c’è un altro legame, altrettanto profondo, che unisce Aurelio Virgili a uno dei tecnici più discussi e ammirati del panorama calcistico: Maurizio Sarri. In questa intervista esclusiva ai microfoni di Violanews, Virgili analizza con estrema franchezza il momento della Fiorentina dopo l'ultimo confronto con la Lazio, ma lo sguardo è già rivolto al futuro. Tra il desiderio mai sopito di Sarri di sedersi sulla panchina della squadra del suo cuore e la suggestione di vederlo collaborare nuovamente con Fabio Paratici:

Buongiorno Virgili, la partita di ieri fa muovere un passo decisivo verso la salvezza della Fiorentina?

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"Assolutamente sì, su questo non c'è dubbio. Anche perché, per nostra fortuna, le squadre dietro si sono fermate e alla fine la corsa devi farla solo su una. Secondo me il margine oggi è abbastanza rassicurante, o perlomeno tale da permetterti di giocare le prossime partite con meno ansia rispetto agli altri. Se poi mi chiedi se mi sono divertito alla partita, ti dico di no, assolutamente. Anzi, devo aggiungere una cosa."

Prego

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"Ho visto giocare una squadra che aveva le stesse assenze nostre, forse di più, perché sabato ero a cena con Maurizio (Sarri, ndr) e mi diceva di averne lasciati otto a casa. Nonostante questo, ho visto un'impronta di gioco della Lazio che è stata sicuramente più gradevole della nostra. Ma il risultato spesso cancella il giudizio finale: se ieri Zaccagni avesse fatto gol su quel primo tiro, secondo me era una partita che finiva come con il Lecce, il Verona o il Cagliari. Non hai dimostrato assolutamente di avere una capacità offensiva tale da mettere in pericolo la Lazio."

Pensa che Sarri possa davvero lasciare la Lazio a fine anno?

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"Me l'avevano chiesto anche l'altra settimana e ho risposto dicendo che non sono cose che può decidere solo lui, dipendono da tantissime variabili. Non è una sorpresa il fatto che Maurizio abbia il sogno di venire a Firenze, ce l'ha da quando ha cominciato a fare l'allenatore. Per lui allenare la Fiorentina sarebbe l'ideale. Poi, se lo chiedi a me, per me è il miglior allenatore che c'è oggi in circolazione"

Addirittura?

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"Non lo dico per amicizia, lo dico perché i numeri parlano per lui. Se vai a intervistare la maggioranza dei tifosi delle squadre dove è stato Maurizio, tutti ne sono innamorati. Non trovi una piazza dove non ci sia stata condivisione. Gli stessi juventini  lo rimpiangono: è l'ultimo che ha vinto uno scudetto in una squadra che ormai era alla deriva. A Napoli stesso discorso, alla Lazio è indiscutibile: quest'anno se ha tenuto su la baracca è stato lui. Si può tornare anche alle categorie più basse, a Empoli o ancora più giù: lo ricordano tutti con piacere perché, per come fa giocare le squadre con il materiale che ha in mano, è difficile vedere di meglio."

Sarebbe l'uomo giusto per ripartire, quindi?

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"Per un motivo facile da intuire. Prova a immaginare di essere un direttore sportivo che deve rifondare la squadra, ma non con le disponibilità che può avere il Real Madrid, il Milan, l'Inter o la Juve. Con disponibilità limitate, dovendo riscattare obbligatoriamente alcuni giocatori per via delle clausole legate alla salvezza — come Brescianini e Fabbian — non hai la possibilità di fare cessioni tali da garantirti grandi entrate. Maurizio, per la sua abilità e capacità di conoscere i giocatori e sapere se sono efficaci per il suo tipo di gioco, sarebbe un elemento importante. In sintonia con il direttore sportivo potrebbe dire: "Questo giocatore lo voglio, perché sono convinto che con il mio gioco farà bene". Magari sono giocatori che in questo momento non sono di prima fascia o che noi tenderemmo a regalare."

Non sarebbe la prima volta in carriera...

—  

"Lo ha dimostrato di saper valorizzare i giocatori: prendo l'esempio di Basic alla Lazio, che era fuori rosa e lui lo ha rilanciato. Ieri vedevo Patric, addirittura lo ha fatto giocare mediano essendo un centrale. Pensa a quelli che ha voluto lui a parametro zero: Romagnoli, Vecino, Pedro. È riuscito a dare valore a giocatori che per altre società sarebbero stati a fine carriera o già emarginati. Sarei curioso di parlarci, gli domanderò: "Mau, ma di questi chi terresti?". Mi ricordo a Napoli quando disse: "Mertens lo faccio giocare centravanti perché sono convinto che gli faccio fare 35 gol". Ed è successo."

Con Paratici che tipo di rapporto ritroverebbe?

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"So che c'è stato qualche arttrito alla Juve, ma è normale che le discussioni ci siano quando le idee non coincidono, succede anche tra amici. Paratici secondo me ha fatto un'uscita molto intelligente da importante dirigente quale è. Se fosse un'apertura, aumenterebbe la mia stima nei suoi confronti perché in questo momento non puoi rischiare niente. Non credo sia una questione economica, quella è l'ultima cosa. Mi è piaciuto sinceramente, poi non so se sia una frase di circostanza, però col senno di poi Maurizio lo può ringraziare per quell'anno alla Juve. Se si mettessero a lavorare insieme, penso che ne trarrebbe beneficio prima di tutto la Fiorentina."