Innanzitutto, c'è un discorso tecnico da fare. Un nuovo allenatore, generalmente, ha bisogno di tempo per attecchire a livello tattico: la Fiorentina di tempo comincia a non averne più. Ci sono i tecnici che arrivano e portano subito la svolta, vedi De Rossi al Genoa, ma nessuno può garantirlo in anticipo. Lo stesso Vanoli ci ha messo più di un mese a sortire i primi effetti apprezzabili.
Dopodiché, c'è stato un mercato condotto per mettere Vanoli nella condizione di lavorare nel miglior modo possibile. Il momento migliore per cambiare, se proprio doveva essere, sarebbe stato prima di gennaio, ma proprio allora la squadra ha dato segni di vita e si è deciso, a ragion veduta, di alimentare queste pulsazioni. Il punto è che adesso il battito è di nuovo latente e serve subito una nuova scarica di defibrillatore da parte del primario.
Infine, c'è anche l'aspetto economico. Sulle casse viola gravano ancora i 3 milioni all'anno riconosciuti a Pioli per 3 anni, quindi fino al 2028, mentre Vanoli ha firmato fino alla fine della stagione, con opzione fino al 2027, a 1 milione più bonus legati al piazzamento finale. Quindi interrompere unilateralmente alla fine di febbraio, dopo il Pisa, vorrebbe dire aggiungere qualche centinaio di migliaia di euro ad un fondo perduto già ingente.
In definitiva, non stiamo sostenendo che la Fiorentina non può esonerare Vanoli; al contrario, dalle parti del Viola Park faranno di tutto per evitare di retrocedere nell'anno del Centenario, ivi compreso, se necessario, sobbarcarsi il peso di una scelta del genere. Solo notiamo come veramente, in questo caso, convenga accertarsi che davvero non ci siano altre vie d'uscita prima di chiamare un altro pit-stop, scommettendo su un terzo set di gomme al prezzo di altro, prezioso tempo sulle concorrenti.
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