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Perché la difesa a tre nella Fiorentina non funziona

Matteo Torniai Redattore 

Il cambio di passo si è visto con il passaggio al 4-3-3. I numeri raccontano una squadra diversa. I passaggi chiave salgono a 8,8 a partita, praticamente in linea con il Como, i dribbling riusciti sono 10,7 di media, il dato migliore del campionato considerato, e i tiri arrivano a 12,7 a gara. I passaggi totali diminuiscono, sesto posto su dodici, segno di un gioco meno palleggiato e più verticale. Si rischia qualcosa in più, ma si produce molto di più.

Il 4-3-3 allarga il campo, isola gli esterni nell’uno contro uno e crea profondità costante. Gudmundsson largo può puntare l’uomo e accentrarsi, Harrison attacca meglio lo spazio, Kean ha più palloni giocabili in corsa. Anche gli esterni bassi ne traggono beneficio: Dodò, ad esempio, è apparso più incisivo nella linea a quattro rispetto al ruolo di quinto puro. La squadra accetta qualche duello in più dietro, ma guadagna imprevedibilità davanti. Non a caso sono venute anche più fuori le caratteristiche di Pongracic (migliore in campo a Como) e si son rivisti i migliori Comuzzo e Ranieri.