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Passata la tempesta (quasi) tutti vogliono restare. Ma tanti non potranno
Quant'è bello vedere che nonostante tutto il gruppo che forma lo spogliatoio della Fiorentina è sano. Anzi, è tornato sano, perché specialmente quello che abbiamo visto e ricostruito un girone fa, dopo la gara di Reggio Emilia contro il Sassuolo, non era affatto indice di coesione. Oggi, quasi cinque mesi dopo, abbiamo a che fare con una squadra che in quanto tale è riuscita a connettere nella maniera giusta i propri valori individuali tirandosi fuori dalla zona retrocessione.
Perché si sa, le prestazioni individuali e di squadra sono soggette al moltiplicatore dello stare bene, sia con i compagni, sia nel contesto cittadino e ambientale. Un esempio? La Fiorentina del primo Prandelli, che tanto bene ha fatto dal 2006 al 2010, e della quale ancora oggi spuntano aneddoti di spogliatoio a raffica come Toni e Pazzini che chiamavano le radio fingendosi tifosi o l'imitazione delle trasmissioni di Maurizio Costanzo nei ritiri. Una buona impressione l'ha fatta la foto postata dal terzo portiere Lezzerini - che una bellissima Fiorentina in passato l'ha vista da vicino - con Piccoli, Christensen, Gosens, Fabbian, Fazzini, Fagioli e Pongracic in un momento di svago. Un po' come aveva fatto Adli l'anno scorso, più o meno di questi tempi.
Ma come è successo con Adli, anche molti dei giocatori che in anni o mesi hanno imparato o stanno imparando a legarsi a Firenze dovranno scendere a patti già in estata con l'idea di mettersi alle spalle questa città che in un modo o nell'altro ti entra dentro quando provi a comprenderla.
Tutti e tre i giocatori che saranno oggetto di verdetti da qui a un mese hanno speso parole importanti per Firenze e per la Fiorentina, pur consapevoli che la scelta finale non terrà conto di questo. Harrison: "Firenze mi ricorda un po’ New York per la passione e il modo in cui la gente sostiene la squadra nello stadio. È uno spettacolo speciale da vedere"; Solomon: "Ho davvero apprezzato il mio tempo qui a Firenze, mi sono trovato bene con ambiente e persone e voglio dare il massimo fino in fondo, Amo questo club e questa città, staremo a vedere",Rugani: "Devo ringraziare i tifosi perché dopo l’esordio che è stato difficile per me contro l’Udinese, sono stati generosi, ho apprezzato gli applausi. Mi sto trovando molto bene". In più, la voce di Brescianini, il cui riscatto è invece automatico alla salvezza, quindi ormai prossimo: "Voglio diventare un giocatore importante, un punto fermo della squadra. E poi raggiungere l'Europa, anche oltre la Conference. Credo che lo status del club sia questo".
Ci sono poi giocatori che hanno scritto pagine più o meno importanti nella storia recente del club viola che si sono sbilanciati senza problemi sulla loro voglia di continuare in riva all'Arno. Mandragora: "Penso, credo e vorrei di essere un punto fermo anche per il futuro. Io qui sto bene, ho sposato questo progetto (ha rinnovato fino al 2029, ndr)". Ranieri: "Io ho il contratto fino al 2028, ma firmerei subito. In Viola a vita. Qui sto bene". De Gea: "Voglio restare alla Fiorentina. Amo il club, la gente, i tifosi… è come una grande famiglia, il centro sportivo poi è fantastico. Sono felice a Firenze". Gudmundsson: "Sono orgoglioso di essere parte della Fiorentina. Vestire questa maglia significa avere responsabilità ogni giorno. Qui senti davvero quanto la gente tenga a questi colori". Gosens: “Darei la mia vita in campo per alzare un trofeo a Firenze”. Dimentichiamo pure qualcuno, probabilmente. Per finire con Dodò che, fra tatuaggi, il cane che si chiama Viola, i figli fiorentini acquisiti, finora ha fatto praticamente tutto quel che poteva fare per mostrare amore per la causa... tranne firmare il rinnovo.
"...meraviglioso, bello, bello. Ma intanto come abbiamo fatto guardare in faccia il dramma della retrocessione?", direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo. Sgombriamo il campo da equivoci: questa rosa si è salvata e ha fatto quadrato, trovando nell'occhio del ciclone una propria serenità, ma ha delle disfunzioni tecnico-tattiche importanti ereditate dalla cattiva costruzione che si è rivelata quella estiva. Siamo pronti a scommettere che la rosa che si presenterà ai blocchi di partenza della stagione 2026/27 mancherà di una manciata dei nomi che abbiamo citato qua sopra. Non perché siano necessariamente in sé calciatori non all'altezza o non meritevoli di altre occasioni, ma perché il direttore Paratici è arrivato con il mandato di dare il proprio imprinting ad una realtà che non stava andando nella direzione giusta. Dunque, sebbene il legame di tanti giocatori con Firenze si sia intensificato in mesi di duro lavoro anche emotivo con Vanoli, servirà in alcuni casi la fermezza di porgere la mano, stringerla e salutare. Cosa, questa, che potrebbe valere pure, a maggior ragione e come da tema del dibattito pubblico, per l'allenatore stesso.
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