Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa ventiduesima puntata la nostra redazione ha contattato Lorenzo Baglioni, cantautore, comico, conduttore televisivo, scrittore.

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Lorenzo Baglioni: “Anno da dimenticare? Per nulla. Forse una canzone per il centenario”
Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?
“Quest’anno abbiamo vissuto una situazione che credo nessuno avrebbe potuto neanche solo immaginare a inizio stagione. I presupposti erano completamente diversi, le aspettative erano molto più alte, si pensava all’Europa e non a doversi salvare. Questo è interessante perché il calcio è una metafora della vita dove tutto è possibile nel bene e nel male e secondo me dobbiamo partire da questo dato, dobbiamo prendere consapevolezza che nulla è scontato e tutto può capitare, le cose negative come quelle estremamente belle. Così, come quest’anno abbiamo lottato per non retrocedere, dobbiamo sapere e pensare, perché no, che potremmo un giorno, un anno, lottare per lo scudetto. Tutto è possibile, anche se le possibilità sono poche. Perché questa stagione è andata così? Non me lo so spiegare. È incredibile che in uno sport di squadra si vengano a determinare delle situazioni psicologiche simili per tutti. Io seguo tantissimo il tennis, che è uno sport individuale, e se un tennista passa un momento negativo psicologicamente o fisicamente è abbastanza naturale che i risultati subiscano una flessione negativa, ma in uno sport con almeno undici giocatori che scendono in campo e con una rosa ampia considerando la panchina e un valore di mercato così importante non verrebbe da pensare che una squadra possa fare una stagione così negativa. Si vengono a instaurare quegli aspetti di pertinenza degli sport individuali, perché la squadra diventa una sola entità, per cui se comincia a scricchiolare qualcosa, ne risente tutto il gruppo inteso come collettivo. La squadra è andata giù, si è messa su una lunghezza d’onda da squadra in quella fascia di classifica. Una stagione che, però, non dico da dimenticare, perché secondo me di questa stagione non dobbiamo dimenticare proprio niente, anzi dobbiamo farne tesoro per imparare dagli errori, per crescere e avere in futuro un altro tipo di grinta e di atteggiamento”.
Il ricordo più bello?
“Come succede spesso con la musica, per la quale si tende spesso a pensare che la migliore sia quella che ascoltavamo da ragazzi, io penso a una Fiorentina gloriosa per me, a quella di quando ero piccolino, la Fiorentina di Toldo, Batistuta, Rui Costa, di Firicano che ho visto qualche giorno fa, di Ciccio Baiano, quella Fiorentina lì, con Oliveira, Cois, è la Fiorentina che mi fa vibrare qualcosa dentro, perché è la prima Fiorentina che io ho cominciato a seguire. Come ricordo, direi qualcosa legato alla Fiorentina che riusciva a dire la sua nell’Europa che conta e farci vivere emozioni a cui non eravamo abituati, quindi direi il gol a Wembley di Batistuta contro l’Arsenal: tirò quella bordata che fece gonfiare la rete, sembrava potesse distruggere tutto quello che trovava e il povero Seaman non riuscì a opporsi, a farci niente, quello è un ricordo bellissimo”.
L’augurio per il centenario?
“Piuttosto scontato. È quello di ritrovare la propria identità, di ricordarsi il valore che questa città merita
quando si parla di calcio, di Fiorentina e, per la storia che la Fiorentina ha, cercare di ripartire dalle radici.
Visto che si parla di storia, di una ricorrenza come quella dei cento anni, di ripartire da lì per ricostruirsi,
dopo quest’anno che ci ha messi di fronte a dei demoni che non pensavamo di dovere affrontare, di dovere
sconfiggere. Speriamo quindi di partire con il piede giusto, con il mister giusto, con il gruppo giusto, con le
persone giuste che abbiano voglia di mettersi in gioco e di capire che dobbiamo ricostruire un percorso
senza pensare che siamo i più bravi di tutti, senza pensare necessariamente di dovere essere automaticamente in certe zone di classifica, ma di costruire un progetto che abbia senso anche in vista di un futuro, quindi non pensare alla singola stagione, ma fare come altre società che cominciano a raccogliere i frutti, come il Como o l’Atalanta anche se non è certo più una novità. Costruire un percorso che possa negli anni portarci ad avere quelle soddisfazioni che da troppo tempo mancano a Firenze e alla Fiorentina. Dopo la ‘Canzone dei 90 anni viola’ ce ne sarà una per il centenario? Per me e mio fratello Michele, con cui l’ho scritta, quella canzone è un piccolo miracolo perché ho ricevuto commenti che mi commuovono, quindi standoci così a cuore ci stiamo pensando. Mi piacerebbe fare qualcosa, ma ancora non so cosa, né come, né in che forme e modalità, se con un coinvolgimento o meno della società, è tutto in divenire, vediamo quello che viene fuori”.
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