Per cercare un simile, per caratteristiche, partner d'attacco nella Fiorentina, ecco che il confronto Piccoli-Pio Esposito diventa inevitabile. Nella stagione in corso con la Fiorentina, Piccoli ha prodotto 3 gol in Serie A e 3 in Conference League, con una media realizzativa più bassa rispetto agli expected goals (5.22 in campionato), segnale di una certa difficoltà sotto porta. Ciò che più può essere messo in luce è che il suo contributo nella costruzione resta limitato: 0.5 passaggi chiave a partita in Serie A, 1 in Conference, con una precisione nei passaggi intorno al 64-66%.
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Kean: con Esposito brilla, ma con Piccoli? Perché una coppia funziona e una no
Se però si torna alla scorsa stagione al Cagliari, il quadro si amplia. Piccoli aveva chiuso con 10 gol in Serie A, su 12.3 xG, confermando una certa inefficienza realizzativa ma anche una maggiore centralità nel gioco offensivo, con quasi 28 tocchi a partita. Anche in quel contesto, però, emergeva un tratto distintivo: Piccoli è un attaccante che vive soprattutto dentro l’area, che attacca la profondità e che finalizza, più che costruire per gli altri.
Ed è proprio qui che si crea la differenza sostanziale. Se si mettono insieme i dati e le interpretazioni, si nota come Pio Esposito abbia sviluppato nel tempo una dimensione più completa, più associativa, mentre Piccoli è rimasto un attaccante più lineare, più diretto, più “verticale” nel senso puro del termine.
Questo si riflette inevitabilmente anche nella compatibilità con Kean. Con Pio, si crea un’alternanza naturale: uno viene incontro, l’altro attacca; uno rifinisce, l’altro finalizza. Con Piccoli, invece, i movimenti tendono a sovrapporsi. Entrambi cercano la profondità, entrambi occupano l’area, entrambi chiedono palloni simili. Il risultato è un attacco meno fluido, meno imprevedibile, più facile da leggere per le difese.
La Fiorentina, nel corso della stagione, ha già provato questa soluzione senza trovare equilibrio. E non è un caso. Perché nel calcio moderno, soprattutto ad alto livello, non basta sommare due attaccanti: bisogna incastrarli. Servono funzioni diverse, letture complementari, capacità di adattarsi l’uno all’altro. Un 4-4-2, con Vanoli in panchina, non è utopia, ma gli interpreti offensivi in questione, Kean e Piccoli, devono lavorare per garantire insieme totale copertura del reparto offensivo.
La sensazione, oggi, è che Kean e Pio Esposito possano rappresentare questo tipo di incastro. Non solo per le qualità individuali, ma per la loro evoluzione e per il modo in cui interpretano il ruolo. Piccoli, al contrario, resta un attaccante utile, fisico, importante, ma meno funzionale a questo tipo di dinamica.
E allora la domanda resta aperta, anche in chiave viola: è una questione di uomini o di struttura? Forse entrambe. Ma una cosa appare chiara: nel calcio di oggi, la differenza tra una coppia che funziona e una che si inceppa passa tutta dalla capacità di creare connessioni. E Kean, con Pio Esposito, ha già dimostrato di averle (in pochissimo tempo) trovate.
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