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Kean: con Esposito brilla, ma con Piccoli? Perché una coppia funziona e una no

Matteo Torniai Redattore 

I numeri, letti nel loro insieme e non limitati alla sola Serie A, confermano questa sensazione. In questa stagione, tra campionato e competizioni europee, Pio Esposito ha messo insieme 6 gol e 3 assist in Serie A, più 2 gol e 2 assist in Champions League, con una produzione offensiva che va oltre la finalizzazione pura. Il dato forse più significativo è quello dei passaggi chiave, che sale fino a 1.1 a partita in ambito europeo, segnale di una crescente capacità di incidere anche come rifinitore. Se si allarga lo sguardo alla scorsa stagione in Serie B con lo Spezia, emerge ancora più chiaramente il profilo completo del giocatore: 17 gol, 2 assist, oltre 1.3 passaggi chiave a partita e quasi 35 tocchi medi, numeri da attaccante centrale ma con forte partecipazione al gioco.

È un’evoluzione evidente. Nonostante una struttura da vero nove, Pio non è più soltanto una punta che finalizza, ma un attaccante che crea, che si muove, che dialoga. Ed è proprio questa evoluzione che lo rende particolarmente compatibile con Kean, un attaccante che invece dà il meglio quando può attaccare lo spazio, quando può essere servito e non costretto a costruire. Nella Fiorentina di oggi, non a caso, esista la giocata codificata in verticale tra Fagioli e lo stesso Kean che spesso libera l'attaccante viola al tiro o all'attacco dietro le spalle della linea difensiva avversaria.