Da una parte Oscar Hiljemark. Dall’altra Adrian Siemieniec. Due allenatori diversi, due competizioni diverse, stesso filo conduttore: sicurezza, quasi provocazione. Siemieniec, prima della sfida di Conference contro la Fiorentina con il Jagiellonia Białystok, aveva lanciato la frase diventata virale nel mondo viola: "Come si pronuncia il mio nome? Dopo la gara di domani ve ne ricorderete". Una dichiarazione forte, quasi cinematografica. Una sfida aperta. Ora, alla vigilia di Fiorentina-Pisa, è Hiljemark a scegliere un tono altrettanto deciso: "Vogliamo andare a Firenze per vincere, non penso alla classifica". Non parla di salvezza, non parla di percentuali. Parla solo di vittoria.

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Dopo Siemieniec, anche Hiljemark sfida Firenze: scatta la trappola Vanoli?
Spavalderia o strategia comunicativa?
—La domanda è: è semplice fiducia o è un modo per alzare il livello emotivo della gara? Siemieniec arrivava da outsider europea, Hiljemark arriva da sfavorito nel derby toscano. Entrambi però scelgono di non abbassare il profilo. È un dettaglio non banale, perché la Fiorentina soffre le partite in cui deve fare la gara contro squadre che giocano chiuse.
E allora dichiarazioni così nette possono avere una doppia lettura: caricare l’ambiente, responsabilizzare il gruppo, ma anche togliere pressione ai propri giocatori spostando l’attenzione sull’orgoglio e sull’identità. Il Pisa, dopo il ko con il Milan, arriva al Franchi con grande carica interna. Per questo la sfida non sarà soltanto tecnica o tattica. Sarà anche mentale. E in certi casi, le partite iniziano già in conferenza stampa.
Scatta la trappola Vanoli?
—Se c’è un rischio in dichiarazioni così dirette, è quello di esporre la propria squadra a una partita emotivamente più accesa di quanto non lo sia già. Ed è qui che può scattare la “trappola” di Paolo Vanoli.
La Fiorentina non ha bisogno di forzare i ritmi dal primo minuto: può anche lasciare al Pisa l’illusione di poter fare la gara, attirarlo qualche metro più avanti e poi colpire negli spazi, dove la qualità individuale viola può fare la differenza (un copione già visto in Polonia). Perché quando l’avversario arriva con orgoglio e coraggio dichiarato, spesso tende ad alzare il baricentro, a spendere energie emotive importanti, a giocare con più aggressività che equilibrio.
Vanoli potrebbe trasformare quella carica in un’arma a favore: gestione dei momenti, pazienza nel palleggio, accelerazioni improvvise quando il Pisa si scopre. Una partita da leggere più che da aggredire. La vera trappola, in fondo, non è tattica ma psicologica: far credere all’avversario di poter scrivere la propria serata, per poi riportarlo alla realtà del Franchi.
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